Coronavirus: il rischio di contagio è maggiore negli spazi chiusi
Coronavirus: il rischio di contagio è maggiore negli spazi chiusi

È cosa ampiamente nota che gli ambienti chiusi siano i più pericolosi per la diffusione del SARS-CoV-2, il virus responsabile del Covid-19. Tuttavia sono moltissimi i fattori che influenzano la possibilità di contrarre la malattia: per questo motivo un gruppo di ricercatori della University of Cambridge e dell'Imperial College London ha sviluppato uno strumento online gratuito, che permette di stimare il rischio di infezione da coronavirus in uno spazio indoor.

Bollettino Covid del 21 gennaio

L'applicazione, chiamata Airborne.cam, è frutto di uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society A, e utilizza dei modelli matematici per analizzare come il virus si propaga al chiuso per via aerea, mediante droplets (le goccioline rilasciate con starnuti e colpi di tosse) o aerosol (le particelle più piccole emesse quando si parla e respira). La stima del rischio viene calcolata incrociando i parametri ambientali inseriti dall'utente, tra cui le dimensioni del locale (ad esempio un ufficio o un ristorante), il tasso di ventilazione, il tempo di permanenza, il tipo di mascherina impiegata, l'attività svolta, il numero dei presenti. Il modello presume inoltre che vengano sempre rispettate le prassi riguardanti il lavaggio delle mani e il distanziamento fisico, escludendo dunque una trasmissione a corto raggio all'interno della stanza.

Il coautore dello studio Savvas Gkantonas, del Dipartimento di Ingegneria di Cambridge, ha spiegato che la piattaforma sfrutta la fluidodinamica per fare previsioni che possano "aiutare le persone a prendere decisioni migliori", così da "sopprimere i rischi, per se stessi e per gli altri". In particolare, ribadiscono ancora una volta gli scienziati, il rischio di contagio si riduce se lo spazio è ben ventilato con le finestre e le porte aperte, e se tutti indossano la mascherina.

Il team è ora al lavoro per approfondire alcune meccaniche ancora poco chiare, come ad esempio "il ruolo della turbolenza e il modo in cui questa condizione influenza quali goccioline si depositano per gravità e quali rimangono a galla nell'aria", ha dichiarato il professore di Cambridge Epaminondas Mastorakos, primo autore del paper. "Ci auguriamo che questi e altri nuovi dati vengano implementati nell'app mentre continuiamo a indagare", ha concluso.

Nonostante il modello matematico poggi su basi molto solide, è importante sottolineare che le stime del rischio fornite da Airborne.cam vanno prese con le dovute cautele, anche per via delle numerose variabili in gioco. A sottolinearlo sono gli stessi autori, secondo i quali al momento le incertezze "sono troppo elevate per una quantificazione assoluta del pericolo".