Macchine in coda in una metropoli italiana
Macchine in coda in una metropoli italiana

Sono sempre più numerosi gli studi scientifici dedicati al rapporto tra inquinamento e tasso di mortalità della Covid-19, la malattia causata dal Coronavirus. Un fenomeno che spiegherebbe in parte i numerosi decessi avvenuti durante la prima ondata in Pianura Padana, una delle zone più inquinate d’Italia e d’Europa. L’ultima ricerca sull’argomento, pubblicata su CardiovascularResearch, ha provato a fornire delle stime in merito al reale impatto dello smog sulle morti da Covid. I risultati, decisamente poco confortanti, confermano quanto ipotizzato dalla scienza nei mesi scorsi.

Quanti decessi da Covid si potrebbero evitare senza inquinamento

“Le nostre indagini preliminari forniscono la prova che l'incidenza e la gravità della sindrome respiratoria acuta grave da nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) sono correlate all'inquinamento atmosferico”. Inizia così il paper dell’ultimo studio sul legame tra Covid e smog di un team internazionale composto da sei ricercatori, tra cui gli italiani Andrea Pozzer (International Center for TheoreticalPhysics) e Francesca Dominici (Harvard T.H. Chan School of Public Health). Sulla base dei dati satellitari, gli scienziati hanno diviso le aree del mondo a seconda dei loro livelli di esposizione al particolato fine (polveri sottili PM 2,5). Quest’ultimo viene rilasciato dai veicoli a motore, dal riscaldamento domestico e da altre attività umane. Gli accademici hanno poi incrociato quei dati con i tassi di mortalità del Covid-19 ottenuti dai vari istituti sanitari nazionali.

L’impatto dell’inquinamento sulle morti da Covid in tutti i continenti

I ricercatori hanno stimato che l’inquinamento potrebbe aver causato il 15% delle morti da Covid-19 nel mondo. Più nello specifico, il 27% nell’Asia orientale, il 15% nell’Asia meridionale, l’8% nelll’Asia occidentale, il 7% in Africa, il 3% in Oceania, il 19% in Europa, il 17% nel Nord America e il 9% in Sudamerica. Quanto ai singoli paesi, si passa dal 15% italiano o dal 26% tedesco all’1% della Nuova Zelanda. “I nostri risultati suggeriscono che l'inquinamento atmosferico è un importante co-fattore che aumenta il rischio di mortalità da Covid-19”, si legge nelle conclusioni della ricerca. Insomma, senza tassi di inquinamento così elevati si eviterebbe un gran numero di morti da Coronavirus.

Perché Covid e inquinamento non vanno d’accordo 

Le polveri sottili PM 2,5 sono le più dannose per la salute perché penetrano talmente in profondità da raggiungere gli alveoli polmonari. La conseguenza è un incremento dei processi infiammatori e un indebolimento dei polmoni. Il cardiologo Thomas Münzel, uno degli autori dello studio, sostiene inoltre che lo smog potrebbe aumentare la produttività di ACE-2, ossia un recettore che favorisce l’entrata del Coronavirus nelle cellule. Se prima di questo studio l’associazione tra inquinamento e morte per Covid non era considerata abbastanza comprovata, ora potrebbero cambiare le carte in tavola.