Covid, influenza e virus sinciziale: le insidie

Massima attenzione fin dai primi sintomi: così la pandemia ha cambiato l’atteggiamento verso tutte le patologie respiratorie

22/05/2022 - di Alessandro Malpelo

«Le mascherine ci hanno protetti, oltre che dal Covid, anche dai fattori inquinanti atmosferici, riducendo l’insorgere di affezioni delle prime vie aeree, con un effetto barriera nei confronti di un gran numero di patogeni. Servono ora percorsi per facilitare all’accesso ai controlli pneumologici e allergologici per evitare la cronicizzazione». Così la presidente dell’Associazione Respiriamo Insieme-APS, Simona Barbaglia, alla Camera dei Deputati in occasione di un’iniziativa per il riconoscimento dell’asma grave come patologia cronica invalidante e per facilitare un accesso omogeneo alle migliori terapie oggi disponibili.

 

LA QUALITÀ DELL’ARIA

La qualità dell’aria è un fattore cruciale, dal naso ai bronchi va a ripercuotersi su tutto l’albero respiratorio, lo confermano studi della Società italiana di medicina ambientale (Sima) citati dal presidente, Alessandro Miani. Le protezioni che coprono naso e alla bocca hanno limitato la comparsa di sinusiti, raffreddori, rallentando la circolazione dei virus influenzali. Polveri sottili, fumo, acari e prodotti chimici possono sommarsi a fattori infiammatori rendendoci più vulnerabili all’aggressione dei microorganismi che entrano in contatto con le mucose per inalazione.

 

Anche laddove l’obbligo di indossare le mascherine viene meno ci saranno persone che continueranno a cautelarsi, all’aperto in presenza di assembramenti o dentro locali affollati. La cronaca torna ciclicamente a registrare recrudescenze, come si è visto nei mesi scorsi con i ricoveri di bambini piccoli affetti da virus respiratorio sinciziale. In vista della stagione autunnale la migliore strategia sarà quella di rivolgersi alle vaccinazioni collaudate, prima tra tutte la campagna antinfluenzale.

 

SOGGETTI FRAGILI

Per anni siamo andati incontro alle epidemie influenzali distrattamente, pensando alla febbre o ai dolori muscolari come una scocciatura passeggera da risolvere in un paio di giorni a casa. Oggi è cambiato l’atteggiamento, come sottolineato di recente in occasione della Settimana mondiale dell’immunizzazione: la pandemia, dopo due anni, ha insegnato che occorre ripartire dalla prevenzione con un più ampio impiego di vaccini, soprattutto sui soggetti fragili.

 

Questo il messaggio lanciato da Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) assieme ai vertici della Società italiana di igiene (Siti) e dell’Associazione italiana di oncologia medica, con la partecipazione della Federazione delle associazioni di volontariato (Favo).

 

PRECAUZIONI NECESSARIE

Prima della pandemia di Covid-19, infatti, capitava spesso che le persone andassero al lavoro con tosse, raffreddore o mal di gola, magari imputando i sintomi alle allergie o all’aver preso freddo. La raccomandazione è sempre quella di vaccinarsi, e nel caso di malessere di rimanere a casa, o comunque evitare contatti con altre persone. Secondo Amesh Adalja, medico e ricercatore presso il Johns Hopkins Center for Health Security, eseguire test per le malattie respiratorie potrebbe accelerare le persone verso i trattamenti, compresi questi antivirali che per essere efficaci devono essere assunti entro i primi giorni dall’infezione.

 

La maggior parte delle persone ne trarrebbe beneficio, in particolare le donne in gravidanza, gli anziani, gli immunocompromessi e altri gruppi vulnerabili. Pensiamo, infatti, che i virus dell’influenza costringono al ricovero in ospedale decine di migliaia di persone ogni anno, se facessimo dei test il numero scenderebbe.