“Scopri le differenze”: non è così facile capire a occhio, sulla base dell’osservazione clinica, cosa rende diverse le due forme d’infezione tra virus dell’influenza e coronavirus, in particolare Sars-Covid-19. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si deve parlare di “vera” influenza quando sono presenti un esordio brusco della febbre che raggiunge o supera i 39 gradi, dolori muscolari e sintomi respiratori come tosse e mal di gola. Il quadro può manifestarsi con intensità e modalità di presentazione diverse in base ad alcune variabili da considerare: ad esempio l’età del paziente, le condizioni di salute generali, la presenza di patologie che interessano l’intero organismo. Di certo c’è che, come del resto avviene quasi sempre con i virus influenzali di tipo A il rialzo brusco della temperatura è una componente quasi obbligata, pur se magari non si arriva ai picchi sopracitati. Infine non va dimenticato un elemento fondamentale per sospettare l’influenza. Occorre essere in un’area geografica in cui il virus è presente.

Per il Sars-Covid-19, di cui sappiamo ovviamente molto meno, la situazione non è tanto diversa. E non solo per i sintomi, che si possono sovrapporre. Ovviamente perché si manifesti un caso occorre che il virus circoli, come del resto accade per l’influenza. Ma c’è un particolare che rende profondamente differenti le due infezioni. Per l’influenza, oltre alla protezione offerta dal vaccino che rappresenta la miglior strategia preventiva, una larga parte della popolazione è comunque entrata in contatto con virus simili negli anni precedenti. Quindi, seppur con differenze da persona a persone, una reazione difensiva mirata dell’organismo è comunque possibile. Per il Sars-Covid-19, invece, il sistema immunitario si trova di fronte ad un virus del tutto nuovo e, ovviamente, non disponiamo di un vaccino. Questo significa che praticamente il virus è in grado di svilupparsi in tutti gli individui, con una potenziale diffusione molto ampia. È per questo che vengono messe in atto le misure di isolamento e quarantena, non previste invece per chi soffre d’influenza. Occorre limitare nel tempo il diffondersi dell’infezione, per ridurre il rischio di mettere a rischio il funzionamento delle strutture d’assistenza. In pratica, quello che si vuole evitare è il rischio di ’intasamenti’ come si possono verificare in caso di epidemia influenzale: in questo caso, l’obiettivo è anche ridurre il rischio che il virus Sars-Covid-19 si dissemini.

In questo senso si comprendono meglio le parole che qualche giorno fa ha detto Ilaria Capua, direttrice del One Health Center in Florida: si tratta di «una sindrome simil-influenzale, in Italia ci sono più casi perché li cerchiamo più attivamente». Anche sul fronte del rischio di contagi, peraltro, i due virus si comportano in modo simile, avendo anche le stesse vie di trasmissione. Secondo i modelli matematici disponibili, infatti, l’indice di contagiosità del coronavirus si attesta intorno a 2,5: in pratica una persona che ha contratto l’infezione sarebbe in grado di trasmetterla a due persone e mezzo in media. L’influenza stagionale ha un tasso di poco più basso. Ma la grande differenza è che al coronavirus tutti siamo esposti, mentre all’influenza no. Per questo, in termini di visione, oggi occorre controllare al meglio il rischio di diffusione. Nella speranza che il coronavirus, piano piano, diventi meno aggressivo e si trasformi in un classico “nemico” del benessere, come i tanti suoi simili.