Così si torna in forma dopo una frattura

Le tecniche di riabilitazione sono molte: sarà lo specialista a stabilire la più adatta a ogni caso

19/09/2021 - di Roberto Baldi

Prevenire l’infortunio è la prima regola di ogni azione motoria. Ma la prudenza non è da sola garanzia d’incolumità: il contrattempo non chiede il lasciapassare, può arrivare quando meno te l’aspetti indipendentemente dalle precauzioni d’obbligo. L’uomo passa la prima metà della vita a rovinarsi la salute e la seconda a guarirsi secondo lo studioso Joseph Léonard. È allora che entrano in moto le prime cure e, indipendentemente da quelle o insieme a quelle, la riabilitazione, «che ha il primo merito di consentire il recupero funzionale del paziente – dicono a una voce due esperti massofisioterapisti dell’istituto ’Il castello’ Francesco Battaglia e Filippo Bettazzi, consulenti di molte società sportive dell’hinterland toscano – e permettono il reinserimento celere in ambiente socio-lavorativo, rifacendosi a una valutazione preliminare del grado d’invalidità, a un giudizio prognostico sul recupero possibile, all’impostazione del programma riabilitativo».

 

Una volta fatte le dovute valutazioni diagnostiche di prevalente indagine radiologica, entrano in gioco le tecniche strumentali oggi maggiormente in uso: si rifanno alla laserterapia che utilizza gli effetti prodotti dall’energia elettromagnetica; le tens, metodica di elettrostimolazione nervosa transcutanea attraverso lievi impulsi elettrici che agiscono in modo efficace sulle fibre nervose; l’elettrostimolazione, che eroga impulsi elettrici a diverse forme, inducendo la contrazione muscolare; la ionoforesi che utilizza una corrente continua a bassa intensità per veicolare un farmaco all’interno dei tessuti biologici; la tecar (Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo) che genera un campo elettromagnetico in grado di stimolare i processi riparativi e antinfiammatori dei tessuti; la magnetoterapia che accelera i processi biologici di riparazione ossea e di recupero da una sintomatologia dolorosa; gli ultrasuoni che, utilizzando vibrazioni acustiche ad alta frequenza, determinano nei tessuti micro massaggi profondi e variazioni di pressione; le onde d’urto; il kinesiotaping che impiega cerotti tensivi speciali da applicare sulla cute con modalità diverse a seconda degli effetti che si vogliono ottenere; la riabilitazione manuale o cinesiterapia che si effettua attraverso tecniche di massaggio, manovre manuali, esercizi di rinforzo; l’idrokinesiterapia che si avvale dell’acqua come supporto fondamentale per la rieducazione funzionale. L’azione terapeutica dell’acqua, che è diventata elemento di particolare attenzione nella riabilitazione moderna, nasce dalla spinta di galleggiamento che contrasta la forza di gravità, consentendo un maggior grado di libertà articolare, una ridotta sintomatologia algica, una facilitazione alla stazione eretta e alla deambulazione.

 

La frequenza delle sedute e la loro durata variano al mutare dei quadri patologici (acuto, subacuto, cronico). Dopo la riabilitazione alcune moderne esperienze introducono modelli graduali di approccio all’attività motoria e, soprattutto per i soggetti che praticano agonismo ad alti livelli, il cosiddetto mental training ovvero una ripresa che tende a ottimizzare l’uso delle facoltà mentali nello sport, per aiutare gli atleti a rendere al meglio, scegliere obiettivi adeguati, superare l’ansia conseguente al trauma, fare in modo che l’atleta viva lo sport in maniera responsabile. Fondamentale in ogni azione di recupero resta la disciplina del paziente senza pretendere il tutto e subito, oltre alla guida di personale preparato con cui stabilire un’azione sinergica ad evitare contrattempi e ricadute.

 

RECUPERO PSICOFISICO

Pro e contro della terapia a domicilio

Cercare il recupero dell’infortunato al proprio domicilio, per pazienti che hanno difficoltà a spostarsi, ha aspetti anche positivi dati dalla possibilità di modifiche ambientali (maniglioni di sicurezza del bagno, rampe di scivolamento, training mirati per quell’ambiente, familiari o professionisti che si prendono cura dell’infortunato ecc), ma è pur sempre preferibile la riabilitazione in ambienti professionali collaudati con maggior disponibilità di mezzi e superficie più vasta.

 

Perché è importante tenere una postura corretta

Gli squilibri biochimici creano stati di contrazione e accorciamento permanenti

La corretta postura sta a significare l’idonea posizione del corpo nello spazio per attuare le funzioni antigravitarie cui concorrono fattori neurofisiologici, biomeccanici, emotivi, psicologici e relazionali. Traumi fisici ed emotivi, posture professionali scorrette ripetute e mantenute nel tempo, squilibri biochimici ecc. incidono a livello muscolare, determinando un aumento dello stato di contrazione e creando stati di accorciamento muscolare permanente. Per la diagnosi delle disfunzioni, il posturologo fa uso di mezzi diversi fra cui la pedana stabilometrica per verificare eventuali correlazioni tra la cattiva posizione mandibolare o dentale (malocclusione) e problemi posturali. Da questo ed altri esami prendono avvio provvedimenti correttivi per mantenere l’equilibrio e liberarsi, senza l’indispensabile aiuto di medicinali, da anomalie e conseguenze dolorose.