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Così il glutine può diventare un nemico

La celiachia colpisce per ragioni molteplici. Evitare sempre le diagnosi ’fai da te’: c’è un esame del sangue che dà un responso certo

20/05/2024 - di Maurizio Maria Fossati

Sei celiaco? Saperlo non è difficile. Le linee guida dettate nel 2020 dall’ESPGHAN (European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition) hanno semplificato l’approccio diagnostico. A partire dai due anni di età, per scoprire se si è celiaci basta un esame del sangue con sierologia per celiachia, cioè in grado di dosare determinati anticorpi (anti-transglutaminasi IgA e IgA totali). Ovviamente, per evitare errori, l’esame deve essere eseguito in un Centro di riferimento di sicura competenza.

 

Ma cosa centrano gli anticorpi con questa malattia? Centrano perché la celiachia è una malattia cronica autoimmune causata dalla reazione del sistema immunitario all’assunzione di glutine, una proteina presente nel grano, nell’orzo, nel kamut, nella segale e altro. Questo significa che il sistema immunitario riconosce il glutine come ‘nemico’ e cerca di combatterlo. Ne fanno le spese le strutture fondamentali dell’intestino tenue: le continue ondate infiammatorie causano, infatti, il danneggiamento e l’appiattimento dei villi intestinali con la conseguente incapacità di assorbire bene le sostanze nutrienti.

 

E il malassorbimento dei nutrienti compromette la salute globale del celiaco. In particolare, il malassorbimento di vitamine e oligominerali può causare danni a diversi organi tra cui il sistema sanguigno, l’apparato riproduttivo, le ossa e il sistema nervoso. Poiché non esiste alcuna cura per guarire dalla celiachia, l’unica soluzione efficace sta nell’eliminare completamente il glutine dalla dieta alimentare. Quindi per i celiaci è rigorosamente vietato mangiare: pane, pasta, dolci e derivati del pane fatti con cereali e farine a base di avena, frumento, farro, orzo, grano, kamut e malto.

 

Sono da evitare anche lievito e seitan, piatti pronti che possono contenere tracce di glutine, latte e yogurt a base di cereali e malto, salse, dadi solubili, insaccati e caramelle che hanno il glutine come addensante. Tra le bevande sono vietate birra, bevande solubili che potrebbero nascondere tracce di glutine e tè aromatizzati. La celiachia è una malattia multifattoriale che si sviluppa in persone geneticamente predisposte. Ma può essere innescata da un fattore scatenante, non sempre identificato, come un’infezione gastrointestinale o lo stato di gravidanza.

 

L’esame del sangue per celiachia è indicato per i familiari di primo grado, quindi figli di genitori celiaci, ma risulta necessario se c’è un sospetto forte dovuto a uno o più sintomi. I campanelli d’allarme più comuni sono: crampi all’addome, gonfiore addominale, diarrea, meteorismo e perdita di peso. Ma non è tutto, perché la celiachia può portare anche a rilevare anemia, spesso causata dalla carenza di ferro, aumento delle transaminasi, afte orali, perdita di capelli, osteoporosi, debolezza muscolare, mal di testa ricorrenti, problemi di fertilità o aborti spontanei. In ogni caso è sempre necessario consultare uno specialista gastroenterologo ed evitare di intrapredere regimi alimentari fai da te.

 

In presenza di esito positivo degli esami del sangue, può essere utile la gastroscopia con biopsie multiple a livello del duodeno per verificare gli eventuali danni intestinali. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), oggi il numero totale di celiaci nella popolazione italiana si aggira intorno ai 600mila, contro gli oltre 251mila diagnosticati nel 2022. Tra questi ultimi, il 70% (176.054) appartengono alla popolazione femminile, il restante 30% (75.885) a quella maschile. Il 67% dei celiaci appartengono alla fascia di età tra i 18 e i 59 anni.