“Così cerchiamo il Dna del tumore”

Grazie ad Airc, Francesca Demichelis coordina un team internazionale sul cancro alla prostata

31/10/2021 - di Gloria Ciabattoni

È grazie al sostegno di Fondazione AIRC che importanti progetti di ricerca per combattere il cancro possono essere portati avanti. Come quello di Francesca Demichelis (foto sopra), Professore Ordinario presso il Dipartimento di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata (DiCIBIO) dell’Università di Trento, dove coordina un team internazionale il cui obiettivo è fornire ai medici strumenti innovativi per la lotta al tumore alla prostata. Nata e cresciuta a Bolzano, Francesca Demichelis si è laureata in Fisica e ha conseguito il dottorato presso l’Università di Trento, studiando il ruolo dell’eterogeneità proteica nei tessuti tumorali. Nel 2005 è a Boston per il Post-doc presso l’Harvard Medical School, e tra il 2008 e il 2010 è Assistant Professor presso Weill Cornell Medicine di New York. Attualmente dirige il laboratorio di ricerca ’Computational and Functional Oncology’ presso l’ateneo trentino.

 

Prefessoressa, su cosa vertono le vostre ricerche?
«Riguardano i malati di cancro avanzato alla prostata. Il nostro obiettivo è la messa a punto di un test da impiegare negli studi clinici per la stratificazione dei pazienti in gruppi di trattamento personalizzato».

 

Il tumore alla prostata ha una grossa incidenza?
«Riguarda il 20% dei tumori che colpiscono la popolazione maschile. Solo in Italia, l’Airtum ha stimato circa 36mila casi l’anno. L’età media degli interessati è sotto i 70 anni, età considerata «giovane» perché un settantenne oggi conduce una vita attiva».

 

Il vostro è un progetto internazionale vero?
«Sì, è in collaborazione con l’University College London e altri centri negli Stati Uniti, ma coinvolge attivamente anche centri clinici italiani. Il nostro scopo è sviluppare una piattaforma da usare nei centri di ricerca e negli ospedali in ambito oncologico, per identificare per ogni paziente il farmaco più adatto sulla base delle caratteristiche molecolari del suo tumore».

 

È una tecnica particolare?
«Ci avvaliamo della biopsia liquida, un esame del sangue che ci permette di vedere e quindi analizzare, nei pazienti con cancro alla prostata avanzato, le caratteristiche molecolari del tumore».

 

Come?
«Il sangue fornisce una quantità di informazioni e, in questi pazienti, cerchiamo quelle legate al tumore. Nel sangue circolano piccole vescicole e frammenti di Dna, che in parte derivano dalle cellule tumorali delle metastasi. L’analisi di questi frammenti tramite tecniche computazionali consente la mappatura del contenuto delle cellule, fornendo informazioni preziose per disegnare la panoramica dello stato di malattia. Da queste informazioni l’oncologo può trarre indicazioni per una terapia mirata. Questo tipo di indagini consente di seguire la dinamica dello stato del paziente nel tempo, con la potenzialità di giocare d’anticipo».

 

La biopsia liquida quali vantaggi ha rispetto ad altre metodi?
«Molti: è poco invasiva e può quindi essere effettuata periodicamente, al contrario delle biopsie tessutali, che in alcuni casi non possono neppure venire effettuate a causa, per esempio, del sito tumorale».

 

Come procede il progetto?
«È iniziato nel 2019 ed ha la durata di 5 anni. Il team, finanziato da AIRC, è composto dal dr. Orazio Caffo (Ospedale Santa Chiara di Trento), dal dr. Umberto Basso (Istituto Oncologico Veneto I.R.C.C.S. Padova), dal Dr. Ugo De Giorgi (Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori, Meldola) e dalla dr.ssa Consuelo Buttigliero (Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Orbassano).
Siamo riusciti a reclutare centinaia di pazienti con tumore alla prostata in Italia e nel Regno Unito ed abbiamo fatto passi importanti nello sviluppo della tecnologia. Il materiale tumorale presente nel sangue dei pazienti ha un grande potenziale informativo, la speranza è di arrivare a sviluppare un test che si traduca in scelte terapeutiche personalizzate».

 

FINO Al 7 NOVEMBRE

 

Tornano i Giorni della Ricerca di Fondazione Airc

 

Dal 31 ottobre al 19 novembre tornano I Giorni della Ricerca di Fondazione AIRC. La pandemia ha dimostrato l’importanza della scienza: anche la ricerca oncologica è stata determinante per lo sviluppo dei vaccini contro Covid-19, soprattutto quelli a mRNA e a vettori adenovirali. AIRC, con la campagna «È questo il momento’, invita a una mobilitazione collettiva. In Italia l’altr’anno sono stati diagnosticati circa 377.000 nuovi casi di tumore, oltre 1000 al giorno, per questo AIRC sostiene il lavoro di oltre 5.000 ricercatori con un investimento, nel 2021, di oltre 125 milioni di euro. Anche grazie a questo straordinario impegno il nostro Paese al vertice in Europa per numero di guarigioni: 3,6 milioni (+ 37% rispetto a 10 anni fa. I Giorni della Ricerca danno molte opportunità per informarsi e donare: dalla campagna RAI per AIRC on air su tv, radio giornali e canali digitali, agli incontri con gli studenti, fino a Un Gol per la Ricerca, iniziativa che vede le squadre della Serie A, i campioni della Nazionale e i media sportivi schierarsi al fianco dei ricercatori.