Tra i cambiamenti psico-fisici tra i quali la donna naviga nel corso della vita, menopausa è uno più significativi. Nell’uomo – non dispensato da deficit o mutamenti nelle sue età chiave – le variazioni ormonali sono minime rispetto alla donna, che invece ne sopporta le conseguenze. L’osteoporosi è una di queste (gli uomini non ne sono esenti ma lo scheletro maschile è più protetto da fattori genetici e dagli androgeni). "In più, i dolori osteoarticolari e muscolari colpiscono una donna su due, per un’alterazione nei processi che regolano il funzionamento delle articolazioni influenzati dagli ormoni sessuali – spiega Rossella E. Nappi, ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia –. Infatti gli estrogeni hanno un ruolo di primo piano nel preservare ossa e articolazioni".

"In menopausa la carenza degli ormoni sessuali porta conseguenze importanti, come la perdita di massa ossea e una minor resistenza alla frattura. Questa tendenza prende il via già nella premenopausa e continua, lenta ma costante, per i primi 10 anni dalla menopausa con una percentuale di perdita di massa ossea annuale compresa tra l’1 e il 3%" precisa la dottoressa. Quindi l’osteoporosi non c’entra con i dolori osteo-articolari tipici della menopausa? Infatti, è una condizione cronica progressiva che si concretizza in una degenerazione dell’osso spugnoso e, più tardi e lentamente, dell’osso compatto. "Ciò che colpisce dell’osteoporosi è che si tratta di una condizione patologica non facile da riconoscere. In genere ce ne si accorge, magari in seguito a una caduta accidentale, stupendosi di una frattura da fragilità a fronte di un trauma modesto. Prima di quel momento, però, provare dolore è raro, se non in fase avanzata".

Come diagnosticarla? "L’esame classico è la MOC (mineralometria ossea computerizzata), che si può eseguire in distretti ossei specifici, come la colonna vertebrale e il femore" spiega Rossella E. Nappi. Le terapie? "Per prevenirla, in perimenopausa, è bene assumere al giorno circa 800 mg di calcio e 400 unità di vitamina D (fa bene alle ossa e anche ai muscoli), evitando di intaccare le proprie scorte naturali. Con la menopausa vera e propria, per una carenza estrogenica che si fa definitiva, l’apporto giornaliero di calcio può arrivare a 1500 mg e la vitamina D sino a 800 unità. Per i casi più seri di osteopenia e osteoporosi, la strategia terapeutica andrà valutata caso per caso, anche in base alla presenza di fattori di rischio come: menopausa anticipata (prima dei 45 anni), basso peso, fumo di sigaretta, intolleranza al lattosio, assunzione di alcol e di farmaci (molecole psicoattive, antiepilettici, ormoni tiroidei, corticosteroidi, ecc presi per almeno 6 mesi), storia familiare di fratture prima dei 75 anni".

"La prescrizione farmacologica, per prevenzione, diagnosi e cura dell’osteoporosi andrà chiesta al ginecologo, ma anche al reumatologo, all’ortopedico, al fisiatra, all’endocrinologo, al nutrizionista – continua l’esperta –. Per donne in menopausa con rischio alto di osteoporosi, la terapia ormonale sostitutiva probabilmente verrà consigliata. Una contraccezione a base di estrogeni e progestinici, a fronte di forti oscillazioni ormonali e irregolarità mestruali, pare abbia un effetto di stabilizzazione dell’osso, con funzione preventiva rispetto all’osteoporosi della postmenopausa. Le cure ormonali servono anche per l’osteoporosi conclamata ma, se sono trascorsi molti anni dalla menopausa, si utilizzano terapie differenti come i modulatori selettivi del recettore estrogenico che agiscono solo sulla cellula ossea, i bifosfonati e altre terapie più specialistiche".