di Antonio Alfano

Il primo aiuto al medico, per scoprire una eventuale malattia, lo deve fornire il paziente. Anche una visita cardiologica, per identificare e valutare la gravità di una malattia del cuore, parte dalla cosiddetta anamnesi, durante la quale il paziente racconta la propria storia clinica. Tutti i disturbi di cui soffre e le altre malattie, senza dimenticare le abitudini di vita, come tipo di alimentazione, fumo o alcolici. "In caso si sospetti una malattia cardiaca – ricorda Michael J. Shea, professore di Malattie cardiovascolari dell’Univesità del Michigan – è importante raccontare chiaramente al medico i sintomi che riguardano, soprattutto, dolore toracico, respiro affannoso, la sensazione di battiti cardiaci rapidi o irregolari come palpitazioni, svenimenti, capogiri o stordimento, difficoltà a restare sdraiati ed eventuale edema, gonfiore di gambe, caviglie e piedi o addome, segni che possono far pensare alla presenza di una cardiopatia".

L’esame obiettivo consente al medico di raccogliere indicazioni sulle condizioni generali della persona dal peso, dalla pressione arteriosa, dalla temperatura, dalla frequenza respiratoria, ecc. In ambito specialistico cardiologico, l’esame clinico comprende l’esecuzione di manovre comuni come, ad esempio, l’auscultazione del cuore, delle arterie e delle vene con lo stetoscopio. È così possibile identificare i suoni caratteristici di apertura e chiusura delle valvole del cuore e la eventuale presenza di soffi, cioè turbolenze del flusso sanguigno. Se si sospetta un problema, parte una sequela di accertamenti diagnostici, per identificare eventuali disturbi, valutare la loro gravità e per stabilire una efficace terapia.

La pressione arteriosa viene di solito rilevata mediante il comune sfigmomanometro. Qualora si verifichino importanti differenze di valori tra le diverse misurazioni, si ricorre ad un monitoraggio continuo della pressione nelle 24 ore, con l’uso di un apparecchio portatile azionato da una batteria, legato in vita e connesso a un manicotto di sfigmomanometro, fissato sull’avambraccio. La pressione così viene registrata per tutto il giorno e tutta la notte per 24 o 48 ore. I rilievi possono confermare non solo la presenza di ipertensione, ma anche la sua gravità.

Tra i più conosciuti esami specialistici in cardiologia è l’elettrocardiogramma o ECG. Una procedura semplice ed indolore, mediante la quale gli impulsi elettrici del cuore vengono amplificati e registrati. "Questo esame – conferma il professor Shea – fornisce informazioni sulla parte del cuore che dà il via ad ogni battito cardiaco (il pacemaker, chiamato nodo senoatriale o nodo del seno), le vie di conduzione nervosa del cuore e frequenza e ritmo del cuore. A volte, l’ECG può evidenziare un ingrossamento del cuore, in genere dovuto a ipertensione arteriosa oppure uno scarso apporto di ossigeno al cuore a causa di un’ostruzione di uno dei vasi sanguigni che irrorano il cuore (le arterie coronarie)".

In molti casi il normale ECG non riesce a rilevare particolari anomalie, allora si utilizza un ECG dinamico continuo. Un piccolo apparecchio con monitor, attaccato alla spalla mediante una cinghia, consente una registrazione ininterrotta, per 24-48 ore o più, con la persona impegnata nelle normali attività. In molti casi può essere richiesto un test da sforzo o da stress fisico o farmacologico, che registra i movimenti del cuore durante uno sforzo. L’esame offre la possibilità di valutare l’impegno dell’apparato cardiocircolatorio all’esercizio fisico, la frequenza cardiaca e i cambiamenti della pressione arteriosa.

Esami più impegnativi e costosi sono impiegati per valutare clinicamente casi più complessi, come la Risonanza magnetica per immagini (RMI) del cuore. Utilizzato un potente campo magnetico e onde radio che può fornire immagini dettagliate del cuore e del torace. È utilizzata nei casi di complesse cardiopatie. Si ricorre alla Tomografia computerizzata (TC) del cuore per evidenziare anomalie strutturali del cuore, della membrana di rivestimento che lo avvolge (pericardio), dei vasi principali, dei polmoni e delle strutture toraciche. Quando poi si rende necessario valutare la funzionalità cardiaca e lo stato delle coronarie, se sono libere o ostruite, si fa ricorso alla coronarografia. Un esame radiologico invasivo che consente di visualizzare immagini delle coronarie, i vasi arteriosi che avvolgono a corona il cuore e che portano il sangue al muscolo cardiaco.