Andrea Cossarizza
Andrea Cossarizza

Modena, 7 aprile 2020 - Andrea Cossarizza, immunologo, cattedra di patologia generale all’Università di Modena e Reggio Emilia, indaga gli effetti del Coronavirus per vincere l’epidemia. Andrà tutto bene? "Io sono ottimista, sempre, ma senza azzardare previsioni, perché si è rotta la sfera di cristallo".

Professor Cossarizza, quando usciremo da questo incubo?

"Per i vaccini si vedono già importanti risultati della ricerca, ma ci vorranno mesi prima di somministrarli in sicurezza. I farmaci arrivano prima".

Che tour de force ha affrontato in questi giorni?

"Dal 28 febbraio siamo chiusi in istituto notte e giorno. Sono a casa solo qualche ora per riposare. Io studio le risposte immunitarie sui campioni dei pazienti, le risposte ai trial, cimentiamo farmaci sperimentali, antivirali, molecole per terapia intensiva. Siamo in 9 in squadra, tanti giovani meravigliosi".

Che cosa avete scoperto?

"Che i linfociti dei soggetti con polmonite sono stanchi, nel senso che hanno marcatori di esaurimento funzionale. Abbiamo pubblicato il primo lavoro a tempo di record il 19 marzo. Avevamo già visto con la Sars e con la Mers una tempesta infiammatoria che attiva il sistema immunitario".

Questo virus sarà via via meno aggressivo?

"Non lo sappiamo, i coronavirus in passato hanno avuto vita breve. La prima Sars fu fermata da Carlo Urbani, medico che rimase eroicamente sul campo a fare prelievi e tamponi, morì di polmonite ma riuscì a isolare il focolaio. Qui, con il Sars-cov2 stiamo parlando di milioni di persone infette".

Lei ha stretti rapporti con il professor Silvestri della Emory University.

"Certo, con Guido siamo come fratelli, sono d’accordo con lui sul fatto che potremo uscirne con le precauzioni date dalle autorità sanitarie, regole che tutti dovremo seguire. La scienza fa passi avanti enormi, è stato sequenziato il virus, di vaccini ce ne sono già in giro, bisogna testarli".

Silvestri fa intendere che non sarà la peste del secolo.

!Siamo d’accordo anche su questo. Dobbiamo trovare il modo di bloccare la risposta immunitaria. Questo virus scatena una specie di sepsi devastante. Immaginate un centometrista che arriva al traguardo trafelato e deve iniziare a correre una maratona. Ecco, questo è l’effetto del Coronavirus sull’organismo umano".

Lei è noto a livello internazionale per la ricerca sull’HIV, qualche analogia?

"Mi sembra di rivivere lo stesso film degli anni dell’Aids, quando indossi lo scafandro da palombaro. Allora avevo le gambe che mi tremavano e i pazienti morivano come mosche".

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