Coronavirus, i sanitari italiani sono sotto pressione (Ansa)
Coronavirus, i sanitari italiani sono sotto pressione (Ansa)

Roma, 15 marzo 2020 - Professor Vella, quando riusciremo a fermare il Coronavirus?
"Credo che un vaccino sarà pronto nel giro di pochi mesi – risponde Stefano Vella, docente di salute globale all’Università Cattolica di Roma –. La tecnologia di produzione è molto avanti, anche la parte regolatoria è progredita, come è stato per l’Ebola, sarà attivata una procedura accelerata di approvazione. Ne abbiamo bisogno perché questo virus si ripresenterà ciclicamente".

Un’epidemia ricorrente, a ondate, come l’influenza stagionale?
"Assolutamente sì, non riusciremo a liberarcene facilmente, per questo dobbiamo testare farmaci specifici. Come quello per l’artrite reumatoide, di Roche".

Come si muove la ricerca?
"Abbiamo 19 centri internazionali al lavoro, centinaia di laboratori di istituzioni scientifiche collegate".

Sarà una profilassi come altre che già conosciamo, paragonabile al vaiolo o alla poliomielite?
"Sarà un vaccino come quello dell’influenza, o quello per la polmonite da pneumococco. Le persone anziane ne avranno bisogno".

Da Israele alla Cina, dagli Usa all’Europa, chi taglierà il traguardo per primo?
"Gli sforzi sono tutti collegati. Come rappresentante italiano nella commissione Horizon Europe vedo progetti frutto di intensa collaborazione internazionale su un problema che è globale, c’è una mobilitazione paragonabile a quella vista per Aids, tubercolosi, malaria".

L’avete detto anche alla commissaria europea Von der Leyen?
"Lei lo sa bene, i passi avanti sono tutti frutto della mobilitazione congiunta pubblico privato".

E le ricerche sugli anticorpi somministrabili sono promettenti?
"La plasma terapia è stata usata per tante malattie in passato. Ma è una soluzione direi preistorica, con tutti i rischi che comporta, oggi guardiamo ad altro".

L’Istituto Mario Negri di Milano ha elaborato una proiezione, studia come evolverà la crisi giorno dopo giorno e calcola la tenuta delle strutture ospedaliere. Tra due mesi vivremo rintanati in casa come oggi o torneremo alla vita di relazione?
"Ne usciremo, ma sarebbe un errore abbassare la guardia troppo presto".

Lei ha definito questi giorni come un grande esperimento collettivo.
"Perché dobbiamo vedere se le misure di distanziamento sociale fanno calare il numero di nuove infezioni. Questo non succederà domani, ma evitiamo di scoraggiarci".

Anche personaggi illustri, come l’attrice Giuliana De Sio e il viceministro della Salute, Sileri, si sono ammalati.
"Siamo in guerra contro il Coronavirus, siamo in trincea, dobbiamo tenere il nemico a distanza e affilare le armi. Ci sono anche tantissimi medici che si sono ammalati. Dobbiamo fare squadra".

Andremo al mare questa estate coprendoci tutti il naso e la bocca come marziani?
"Io credo che andremo in vacanza senza bisogno delle mascherine, ma per arrivare a questo risultato dobbiamo stare fermi in casa, intanto, per almeno un mese, poi vedremo".