Coronavirus, un laboratorio
Coronavirus, un laboratorio

Come funziona l'esame?

La prima precisazione da fare è che mentre il tampone naso-faringeo documenta la presenza virale nel cavo orale, faringeo o nelle fosse nasali, il test sierologico misura gli anticorpi, ovvero la risposta dell’organismo a un eventuale attacco del virus, in questo caso il Coronavirus. Pertanto "i test, per definizione, registrano la reazione prodotta dall’organismo dopo l’ingresso del virus nell’organismo, quindi in conseguenza dell’infezione", spiega Carlo Federico Perno, professore ordinario di microbiologia all'Università Statale di Milano, uno dei massimi esperti di virologia e malattie infettive a livello internazionale. Dopo un primo periodo finestra, fino a tre o quattro giorni dopo il primo contatto con il virus, nel quale non si registrano risultati, inizia una fase di produzione anticorpale documentabile studiando un prelievo di sangue. Esistono in circolazione kit sierologici, 120 tipi diversi, e di molti si ignora il grado di affidabilità, ma sono utilissimi perché tramite il test anticorpale nel sangue periferico siamo in grado di capire se questo virus, il SARS-CoV2, lo abbiamo contratto, o più precisamente vediamo se abbiamo sviluppato una risposta immunitaria.

Quanto sangue prelevare?

Per eseguire il test sierologico e documentare presenza di anticorpi a livello ematico sono sufficienti 5 cc di sangue da raccogliere con una siringa, un piccolo prelievo che deve essere eseguito da personale sanitario, in ambiente idoneo. Questo campionamento, anche a scopo di screening per finalità di studio nella popolazione civile, restituisce dati percentualmente molto affidabili. Non va confuso con il cosiddetto test rapido, per il quale basta una sola goccia di sangue, prelevabile in maniera indolore con una lancetta, pungendo il polpastrello del dito.

Quanto tempo richiede?

L’esecuzione del test sierologico richiede meno di mezz’ora di tempo per l’accoglienza del paziente in un ambiente idoneo, sistemazione in poltrona, preparazione del prelievo con disinfezione della parte anatomica, apposizione di laccio emostatico, raccolta vera e propria e personalizzazione della provetta da esaminare. La procedura richiede poi l’invio del campione al laboratorio, con esame del titolo anticorpale con utilizzo di speciali reagenti.  L'esito della prova viene comunicato agli interessati nell’arco delle 24 ore.

Sono test affidabili?

I test sierologici per la misurazione del tasso anticorpale in risposta a una infezione da Covid- 19 hanno un grado di affidabilità variabile, anche perché sono di recente acquisizione. Prendendo in considerazione i kit realizzati per svelare la presenza di anticorpi contro questo virus, hanno un diverso grado di affidabilità, che per definizione non potrà mai essere del cento per cento. Normalmente un kit delle aziende più affermate riferisce un grado di attendibilità superiore al 95 per cento, significa che sono in grado di individuare, con una altissima precisione, i casi positivi, con una bassa probabilità di restituire falsi negativi.

Saranno test utili per ripartire?

Secondo gli esperti il momento giusto per iniziare a effettuare i test anticorpali è in questa fase. «Ora che abbiamo tanti pazienti dimessi e guariti dobbiamo iniziare a studiare la diffusione del virus nella società, anche al fine di gestire la fase della ripartenza, processo che spetta alla politica », ha spiegato Carlo Federico Perno, virologo universitario, direttore del dipartimento analisi chimico-cliniche e microbiologia dell’ospedale Niguarda di Milano. «Nella lotta al Coronavirus stiamo entrando in una nuova fase – ha aggiunto il professor Perno – una fase di discesa. E i test anticorpali tendono a essere utili se la malattia ha al suo attivo una certa storia, quindi quando non siamo più agli esordi. Questo perché gli anticorpi compaiono nella popolazione esposta ai contagi dopo un certo lasso di tempo, due o tre settimane, dall’entrata del virus nel corpo, quindi almeno una settimana dopo che si sono manifestati i sintomi».