Gente in spiaggia (Ansa)
Gente in spiaggia (Ansa)

Milano, 16 luglio 2020 - I ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), in collaborazione con l’Università degli studi di Milano e altri centri di ricerca, hanno depositato due preprint nell’archivio internazionale delle scienze mediche che confermano che i raggi ultravioletti sono in grado di "uccidere" il Covid, grazie al loro potere sterilizzante. Nel primo articolo sono descritte le misure di laboratorio con le quali sono state determinate le soglie e i tempi di esposizione necessari per neutralizzare il virus mediante l’irraggiamento di luce ultravioletta. L'intensità della radiazione solare registrata nei due emisferi durante l’alternanza delle stagioni è stata invece oggetto del secondo studio. I dati, essendo frutto di un lavoro scientifico multidisciplinare sono solidi, il problema, come spesso accade, potrebbe derivare da un'interpretazione distorta o un'informazione poco chiara. 

Sulla questione è intervenuto anche il ministro della Salute Roberto Speranza che ha invitato i cittadini a fare attenzione a certi presidi, come alcune lampade, che vanterebbero poteri sterilizzanti. Quello dei raggi ultravioletti è stato infatti uno dei temi affrontati dal report RAPEX (sistema comunitario di informazione rapida sui prodotti non alimentari) del 10 luglio, accanto alle abituali segnalazioni di mascherine contraffatte e ai gel igienizzanti non sufficientemente concentrati in termini di principi attivi. Come è noto infatti la luce ultravioletta del sole indebolisce il virus e lampade che utilizzano i raggi UV a onda corta vengono citate anche per il loro potere germicida come possibile strumento nella lotta al Covid-19. Tuttavia, sottolinea il Ministero: "non devono essere utilizzate per disinfettare le mani o altre aree della pelle. Le radiazioni UV possono causare irritazione alla pelle e danneggiare gli occhi".

Abbiamo contattato Nichi D'Amico - presidente dell’Inaf e professore ordinario di Astrofisica presso l’Università di Cagliari - che ci ha spiegato i passaggi più rilevanti di queste due ricerche, nonché il corretto inquadramento di tali informazioni nel contesto dell'emergenza sanitaria. 

"Il potere germicida della luce ultravioletta è già noto - chiarisce il professore - piuttosto non era mai stata stabilita una misura della dose necessaria per uccidere questo virus. Si tratta di un dato sperimentale che consente di calibrare l'intensità dei raggi da adottare. La luce ultravioletta di tipo C, che è pericolosissima e può essere mortale, non raggiunge la Terra, in quanto è assorbita dagli strati di ozono nell’alta atmosfera La componente ultravioletta di tipo A e B invece arriva sul pianeta e non è pericolosa nè letale, salvo in alcune patologie particolari come le malattie della pelle, ed è soltanto da dosare con i dovuti accorgimenti". Nel primo studio i ricercatori hanno dunque isolato la misura diretta della dose di raggi necessaria per annientare il nuovo coronavirus.

Il secondo studio su cosa verte?
"Sono state analizzate le mappe dell'intensità della luce solare ultravioletta nelle varie stagioni, depositate in un archivio americano, verificando che effettivamente in estate la luce ultravioletta supera il valore di soglia, rispetto all'inverno. Questo potrebbe essere correlato, ma è ancora oggetto di approfondimento - precisa D'Amico - con il fatto che molti virus prendano maggior piede nei periodi invernali. L'ipotesi sarebbe coerente con la situazione del boom di contagi in Sud America, dove è inverno, ma d'altra parte c'è anche la situazione degli Usa, che si trovano invece in piena estate. Quindi è importante distinguere quanto i raggi solari possano essere determinanti o fungere solamente da coadiuvante. Gli studi hanno i numeri dalla loro parte: il potere sterilizzante è conclamato, ma bisogna capire quanto incida sul contagio, è fondamentale considerare tutti i fattori.

Nel paper si ragiona anche su eventuali applicazioni pratiche dell'irraggiamento in contesti urbani, per fronteggiare questa ma anche altre pandemie, magari anche nelle stagioni a bassa intensità di luce solare. 
"Potrebbe essere considerato un approccio quasi visionario e tutto va valutato nella sua efficacia. Considerando che la luce ultravioletta A e B non è dannosa come la C - a patto che venga dosata e gestita in modo adeguato per non produrre malattie della pelle - si potrebbe pensare di compensare nella stagione invernale l'effetto sterilizzante con dei sistemi di illuminazione, anche all'aperto, che contengano luce ultravioletta. Ovviamente occorrerebbe farlo solamente nei periodi di pandemia, nelle ore notturne e con avvisi alla popolazione. Servirebbe una complessa architettura da mettere in piedi. Potrebbe essere efficace ma a monte ci deve essere la valutazione di quanto potrebbe essere realmente utile nel contenimento di un'epidemia invernale. Tutto dipende da quanto potrebbe davvero incidere positivamente sul contenimento di un virus. Siamo consapevoli che al momento la popolazione vorrebbe certezze, vorrebbe dire "se vado al mare o dove c'è tanto sole sono al sicuro", purtroppo bisogna essere cauti. Queste valutazioni spettano agli epidemiologi, il nostro compito è stato quello di fornire dati certi. Il potere sterilizzanti dei raggi Uv non è in discussione, va stabilito in quale misura l'avere superfici sterilizzate possa limitare il contagio. Ricordiamoci che se ci sono anche solo due persone in un ambiente totalmente sterilizzato, ma uno starnutisce addosso all'altro, non si può certo illudersi di aver evitato il contagio".



Il ministro Speranza ha chiarito che le lampade a luce UV non devono essere utilizzate per disinfettare le mani o altre aree della pelle. E' quindi opportuno sgombrare il campo dagli equivoci. Soprattutto in merito all'esposizione diretta del corpo umano a questi dispositivi.
"E' giustissimo chiarire che la luce ultravioletta di tipo C (che ha il potere più efficace come sterilizzante) uccide, se arrivasse sulla terra non ci sarebbe vita. Quindi assolutamente mai esporre il corpo a questo genere di raggi. Ma anche per ciò che concerne la luce ultravioletta di tipo A e B, meno dannosa ma comunque capace di produrre malattie della pelle, si tratta di un rischio del tutto inutile, anche perché ci sono strumenti igienizzanti per il corpo ben più efficaci. Non si scherza, gli effetti possono essere dannosi, questo lavoro si focalizza sull'utilità di mantenere sterili le superfici".