Foto: Maria Casinos / iStock
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Secondo uno studio dell’UC Santa Barbara (UCSB), i raggi solari sarebbero in grado di neutralizzare il Coronavirus fino a otto volte più rapidamente rispetto a quanto previsto dai precedenti modelli teorici che hanno analizzato il rapporto tra raggi UV e Sars-CoV-2. Questa potrebbe essere una buona notizia per quanto riguarda il rischio di contagio all’aperto (specialmente nei mesi più caldi) e la sperimentazione di nuove soluzioni per contrastare il virus negli ambienti al chiuso.

Il sole disattiva le particelle virali?

Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Infectious Diseases, ha confrontato due ricerche (una teorica e una sperimentale) che hanno approfondito l’efficacia dei raggi solari UV-B nel rendere inattive le particelle virali (quindi infette) del Coronavirus. I raggi UV-B costituiscono il 5% dei raggi UV (il resto sono quasi tutti raggi UV-A), sono presenti principalmente nei mesi caldi (da aprile a ottobre) e hanno una lunghezza d'onda media tra i 315 e 280 nanometri. Questi raggi, di norma, sono i responsabili dell'uccisione dei microbi e dei “danni solari” a cui sono esposte le nostre cellule. Dai risultati è emerso che sarebbero capaci di distruggere il Sars-CoV-2 otto volte più velocemente di quanto si pensasse. L’inattivazione delle particelle virali, quindi, potrebbe non funzionare tramite una sorta di danneggiamento dell’RNA del virus, ma attraverso meccanismi diversi e ancora tutti da scoprire dalla scienza.

Risultati inaspettati

La discrepanza tra i risultati sperimentali e le previsioni del modello teorico, spiegano gli esperti, potrebbe rivalutare il ruolo dei raggi UV-A, che si pensava non avessero una quantità di energia sufficiente per impensierire il virus che causa il Covid-19. Secondo il dottor Luzzatto-Fegiz, uno degli autori della ricerca, i raggi UV-A potrebbero interagire con la saliva umana che si disperde nell’aria e si deposita sulle superfici, e “che a sua volta potrebbe interagire con il virus, accelerando l'inattivazione”. Lo studio si è anche interrogato sul potere germicida dei raggi UV-C, che è ottimo per luoghi semi-sterili come gli ospedali ma non per altri ambienti come cucine o mezzi pubblici, dove i raggi UV-C interagirebbero con il particolato e produrrebbero ozono nocivo da respirare.

Luce solare come disinfettante

Gli esperti sostengono che la luce solare naturale possa risultare efficace come disinfettante per materiali non porosi contaminati. Se la sensibilità dei raggi UV-B e dei raggi UV-A dovesse essere confermata, la scienza potrebbe creare delle nuove strategie per tenere sotto controllo il virus anche nei luoghi chiusi. Tuttavia, al momento, queste sono solo ipotesi. Quello che è certo è che la ricerca scientifica, nei prossimi mesi, studierà il rapporto tra raggi solari e inattivazione del virus per cercare di darci le risposte che al momento non abbiamo.