Un addetto alle pulizie nella metro di Delhi (India). Foto Ansa
Un addetto alle pulizie nella metro di Delhi (India). Foto Ansa

13 marzo 2020 - La forma di coronavirus con la quale stiamo facendo i conti, il Covid-19, quanto resiste sulle superfici? In che misura c'è possibilità di contagio indiretto

Quanto resiste il nuovo coronavirus sulle superfici?

Partiamo dalla risposta "istituzionale" al quesito, fornita dal Ministro della Sanità nella pagina dedicata alle domande e risposte su questo coronavirus. "Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina)".

Anche il virologo Roberto Burioni sul suo Medical Facts ha affrontato l'argomento chiarando inizialmente come si comportano generalmente i coronavirus: "possono rimanere infettivi sulle superfici inanimate a temperatura ambiente fino a 9 giorni. Questo, però, badate bene, significa solo che c’è il virus, perché dati sulla trasmissibilità attraverso il contatto con una superficie contaminata non sono disponibili per il coronavirus. La notizia buona è che i coronavirus sono molto facili da inattivare. Basta la candeggina diluita, l’alcool e i gel disinfettanti a base di alcool."

L'importanza della pulizia di ambienti e superfici

Burioni ha inoltre citato una pubblicazione uscita sul Journal of the American Medical Association (JAMA) in cui "sono descritte le caratteristiche di tre pazienti ricoverati a Singapore per forme non particolarmente severe di COVID-19. Per meglio dire, sono state valutate le caratteristiche delle stanze di ospedale". L'obiettivo di questo studio era quello di verificare la presenza del virus non tanto nel paziente, bensì nel luogo in cui si trovava. "A tale scopo sono state esaminati i seguenti campioni: l’aria presente all’interno della stanza e varie superfici di appoggio (letto, sedia, interruttori, maniglia della porta, lavandino, water e altri) per un totale di ventisei punti diversi", spiega il virologo del San Raffale. "L’analisi dei risultati ottenuti ha fatto emergere due elementi interessanti. Il primo è che, dopo la pulizia della stanza, nessuno dei campioni analizzati ha evidenziato la presenza del virus. Questo vuol dire che un’attenta pulizia delle superfici è cruciale per eliminare il virus. L’altro, a conferma del primo, è che, prima delle pulizie, la presenza del virus non era rilevabile nell’aria quanto piuttosto su molte superfici. Tutte aree che possono entrare in contatto con le nostre mani, a conferma dell’importanza della contaminazione ambientale come mezzo di trasmissione del virus." Il professore conclude: "Lo studio ha vari limiti, a partire dal numero esiguo di campioni analizzati, ma evidenzia ancora una volta come ognuno di noi deve sentirsi coinvolto nel tentativo di limitare la diffusione di questo virus. L’esito è (anche) nelle nostre mani". 

I raggi solari come possibili alleati

Il nuovo Coronavirus è un nemico invisibile ma "stiamo comprendendo che il Covid-19 può rimanere attivo per molte ore, forse anche giorni su alcune superfici, ma notiamo che i raggi Uva del Sole aiutano a degradare questi patogeni". A riferirlo all'Adnkronos è il chimico del centro Scitec del Cnr, Matteo Guidotti. Il Covid-19 , spiega Guidotti, " è ancora poco conosciuto" e gli studi su cui si basano in queste ore gli scienziati "sono per lo più in relazione ai 'vecchi' coronavirus come Sars e Mers, ma riusciamo già a comprendere che il nuovo coronavirus resta attivo sulle superfici per ore, anche giorni, in base a fattori legati alla temperatura, all'umidità atmosferica e all'irraggiamento solare". Su quest'ultimo aspetto, il chimico del Cnr evidenzia che "i raggi solari Uva, quelli che ci fanno abbronzare, aiutano a degradare più velocemente questi patogeni, se ad esempio esponiamo al Sole una superficie di plastica 'infettata', l'irraggiamento aiuta".

Ritirato lo studio cinese sul contagio a distanza di oltre 4,5 metri

E' stato invece ritirato lo studio condotto da epidemiologi cinesi, pubblicato sul Practical Preventive Medicine, in cui si sosteneva che il virus potrebbe riuscire a diffondersi, e dunque causare un contagio, anche a distanze più alte rispetto a quelle indicate dagli esperti per rimanere in sicurezza, ovvero fino a 4,5 metri. Una notizia che aveva scatenato il panico, anche in questo caso commentata da Roberto Burioni sul suo Medical Fact, che ha chiarito: "Lo studio mi ha lasciato perplesso: era uscito in un giornale di poca rilevanza, i dati certi a nostra disposizione ci indicano l’esatto opposto, la descrizione contenuta nel lavoro era semplicemente un’osservazione aneddotica (che ricordiamolo, è sempre solo la partenza per uno studio più accurato, non l’acquisizione di una verità scientifica), e infine c’erano alcune incongruenze che saltavano subito agli occhi (erano state contagiate persone molto distanti dal “paziente zero”, ma non quello seduto accanto a lui).