Coronavirus, test sui farmaci (Ansa)
Coronavirus, test sui farmaci (Ansa)

Milano, 20 marzo 2020 - La ricerca scientifica a livello mondiale si sta prodigando nelle soluzioni per debellare il nuovo Coronavirus. Si parla spesso di remdesivir e tocilizumab, ibuprofene e idrossiclorochina, ma ci sono tante altre cose da sapere, perciò occorre distinguere tra antinfiammatori, antivirali, anticorpi monoclonali, antipertensivi e via dicendo. Una prima distinzione da fare subito è tra prevenzione, cura e profilassi, cioè tra misure igieniche per evitare i contagi (disinfettanti, protezioni e distanziamento tra persone), terapie per quanti si sono infettati, e corsa al vaccino.

In prima battuta parliamo di farmaci per impiego ospedaliero, che sono il tema del momento, e anche qui occorre distinguere tra

1. terapie di uso comune
2. farmaci avviati alla sperimentazione clinica con procedura accelerata o per uso compassionevole
3. molecole nella pipeline delle case farmaceutiche, cioè che potranno essere impiegate in un prossimo futuro, ma che ancora sono allo stadio embrionale.

Fuori dall'ospedale, ricordiamo, transitano dal triage (tenda infermeria, primo filtro) tutti i casi sospetti Covid-19, selezionati per riscontro di tosse secca insistente e altri sintomi caratteristici, con o senza febbre, soggetti che su giudizio del medico vengono sottoporsi a test rapidi (tampone naso faringeo, con prelievo indolore sulle mucose mediante cotton fioc) e lastra al torace (la presenza di segni radiologici specifici depone per una polmonite interstiziale da nuovo Coronavirus). I malati con insufficienza respiratoria saranno ricoverati in ospedale, in appositi reparti per infettivi, mentre in presenza di sintomi lievi è possibile stare a casa, in isolamento.

L'Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato protocolli al fine di testare medicinali registrati per altre patologie che potrebbero essere utili come salvavita, per attenuare le sofferenze e abbreviare il periodo di malattia. Questi medicinali sono utilizzati "off label", cioè fuori dalle indicazioni canoniche e sotto stretto controllo medico, sapendo che potrebbero risultare efficaci, ma potrebbero anche dare effetti inattesi. Del resto vale anche quanto accadde con l’Hiv-Aids, il primo farmaco utilizzato (AZT) era derivato da un farmaco sviluppato nel 1964 come antitumorale.

Idrossiclorochina e clorochina. Sono due farmaci antimalarici che hanno mostrato in fase preliminare una potenziale attività antivirale. L'Aifa li ha presi in carico, in deroga alla legge 648, per il trattamento dell’infezione da SARS-CoV-2. L'antimalarico coadiuvante è stato sdoganato, per così dire, anche dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Ritonavir. Nelle prime fasi dell’infezione in Cina, ricorda una nota della Sif, Società italiana di farmacologia, fu autorizzato l’uso di interferone-alfa assieme con Ritonavir e Lopinavir, un cocktail usato con successo per l’Aids. Tra l’altro, anche la sola combinazione tra Ritonavir e Lopinavir fu usata con successo anche contro la SARS. Analogamente, è stata autorizzata anche la combinazione di Ribavirina con gli inibitori della trascrittasi inversa. Ci sono però scienziati per i quali sarebbe opportuno evitare farmaci che si sono dimostrati attivi su altri virus, ma il cui bersaglio ha una scarsa rilevanza nel Covid-19.

Remdesivir. Si tratta di un antivirale, reso disponibile tramite due studi clinici randomizzati autorizzati in soggetti con malattia Covid-19 moderata o severa e anche tramite la fornitura per uso compassionevole in soggetti ricoverati in terapia intensiva. Remdesivir ha ottenuto rapporti lusinghieri nel suo impiego per Ebola, per certi versi un virus che condivide qualche parentela con Covid-19. Remdesivir è uno dei pochi farmaci per i quali  sussiste un’evidenza sperimentale di possibile efficacia in questo contesto.

Tocilizumab. Si tratta di un anticorpo monoclonale attivo nel sistema immunitario, autorizzato per differenti forme di artrite reumatoride e per il trattamento della sindrome da rilascio di citochine. L’accesso a questo farmaco potrà avvenire, su giudizio del medico, iscrivendo il paziente in uno studio di fase 2 non randomizzato per valutare l’efficacia e la sicurezza della terapia, sperimentata con successo all'Ospedale Cotugno di Napoli per l’attuale emergenza COVID-19. Contrasta la risposta autoimmune scatenata dal virus e responsabile della sindrome respiratoria acuta che colpisce le persone infette.

Ibuprofene. L'Agenzia europea del farmaco ha smentito le illazioni riguardanti il popolare antinfiammatorio Ibuprofene, che si temeva potesse provocare un peggioramento dei sintomi, invece è sicuro.

Anticorpi. AbCellera ed Eli Lilly and Company hanno annunciato di aver siglato un accordo per lo sviluppo congiunto di anticorpi terapeutici per il trattamento e la prevenzione della malattia causata dal virus SARS-CoV-2. Prossimo passo sarà selezionare questi anticorpi funzionali per poi impiegare quelli più adatti a neutralizzare il nuovo Coronavirus.

TAK-888.  Una globulina iperimmune policlonale (H-IG) denominata TAK-888 è allo studio in Giappone. Takeda sta sviluppando questa terapia sperimentale a partire da anticorpi. Le H-IG sono derivate dal plasma di soggetti che hanno sviluppato difese contro infezioni respiratorie virali acute da Covid-19.

Favipiravir. Le autorità sanitarie cinesi hanno parlato di un farmaco utilizzato in Giappone per curare l'influenza di tipo A e B, che sarebbe efficace anche nei pazienti Covid-19. Si tratta del favipiravir: i risultati dei trattamenti su 340 pazienti a Wuhan e Shenzen sono stati definiti "incoraggianti". Aifa ha però ribadito, con una nota urgente, che Favipiravir (nome commerciale Avigan) è un antivirale autorizzato in Giappone dal Marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci. Il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli USA. Ad oggi, non esistono studi clinici pubblicati relativi all'efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia.

In aggiunta ai farmaci sperimentali, per uso compassionevole e off label, è il caso di ricordare che in ospedale si impiegano decine di farmaci diversi per i pazienti in terapia intensiva e sub-intensiva, ossigeno, flebo reidratanti, anestetici, antidolorifici, sedativi, nutrizione clinica, supporto alla dialisi nei casi di sofferenza renale e via dicendo. Per casi particolari di soggetti positivi al tampone (diabetici, cardiopatici, oncologici, asmatici con Bpco, reumatologici e immunodepressi) il medico deve destreggiarsi tra più patologie, impostando la terapia a seconda dei casi per proteggere gli organi maggiormente colpiti.

Ace-inibitori. Per quanto riguarda gli Ace-inibitori e i sartani, l’Aifa ha emanato un comunicato in cui si specifica che, alla luce delle attuali conoscenze, si raccomanda di mantenere la terapia in atto con anti-ipertensivi senza modificarla (qualunque sia la classe terapeutica) nei pazienti ipertesi ben controllati. Evitare di utilizzare farmaci Ace-inibitori e sartani anche in persone sane a fini di profilassi.