Massimo Galli,  direttore del reparto di malattie infettive dell'ospedale Sacco
Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell'ospedale Sacco

Milano, 13 marzo 2020 - "Coronavirus, il numero di contagiati è più elevato di quello dichiarato in Italia. Qui abbiamo tante persone che hanno contratto la Covid-19 e che però sono rimaste fuori dalle statistiche, più di quanto non appaia dai dati ufficiali". Lo ammette Massimo Galli, direttore malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano. “Occorre risalire a quanti entrano in contatto con le persone malate, in modo che siano posti in isolamento, anche in assenza delle manifestazioni cliniche dell'infezione".

"La mia sensazione è che molte persone contagiate in maniera poco evidente siano sfuggite alla conta, e questo è deleterio”, aggiunge l'esperto. Secondo il professor Galli, past-president della Società italiana malattie infettive (Simit), “la discrepanza nei numeri dipende anche dalla scelta di fare il tampone esclusivamente ai soggetti sintomatici, cioè a quanti mostrano segni di sofferenza. La riprova si vede nel trend dei decessi: 6,6%, più alto rispetto all'attuale 4,5% di Wuhan, in Cina. Succede che abbiamo in proporzione più contagiati dei casi accertati, l'indice di letalità è superiore perché stiamo facendo i calcoli solo sui casi sintomatici invece che sulla stima globale.

Occorreranno due mesi prima che l'Italia esca dall'emergenza Coronavirus, secondo il primario infettivologo dell'ospedale Sacco. Ma tutti devono rispettare le regole imposte dal Governo. "Con misure drastiche la Cina inizia ora a vedere la luce in fondo al tunnel. Da loro il problema è diventato serio a gennaio, e oggi siamo a marzo. Noi siamo all'inizio. Se ci comporteremo molto bene ce la faremo in un tempo comunque difficilmente inferiore a quello dei cinesi. "Dichiarare tutta Italia zona rossa è stato un passaggio assolutamente necessario e che, a mio avviso - ha precisato Galli - necessita di ulteriori provvedimenti”.

Gli ospedali, come in guerra, sono nelle retrovie, secondo l'infettivologo: se continuano ad arrivare feriti, non riusciranno a reggere. Il circolo vizioso, insomma, va interrotto sul campo di battaglia. Occorre che i medici di medicina generale e la medicina territoriale siano coinvolti in maniera creativa nell'operazione contro la diffusione del virus. Se le misure attuate avranno risultati si potrà vedere qualche segnale di inversione di tendenza, ottimisticamente, tra due settimane. “Questa è una bestia che ci ha invaso e che ci terrà compagnia per un periodo ancora non breve – conclude il professor Galli - e la mobilitazione di tutti è fondamentale perché questo periodo venga accorciato”.

Accanto ai 15mila casi ufficiali di coronavirus in Italia ci sarebbe un sommerso: "Concordo con quello che dice il professor Galli e molti altri colleghi, è   realistico pensare che ci siano moltissimi positivi ignari di esserlo, e ognuno può inconsapevolmente contagiare". Lo ha ribadito Roberto Burioni, ordinario di microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano, che da parte sua ribatisce che "di fronte a questa situazione c'è una sola soluzione: stare a casa. I dati di Codogno dicono che un periodo congruo di isolamento funziona, cerchiamo di tenere duro e fare altrettanto".