Medici con tute e mascherine (Foto di repertorio)
Medici con tute e mascherine (Foto di repertorio)

Roma, 4 aprile 2020 

Quanto resiste il virus nell'aria?

L’aria viziata che ristagna negli spazi confinati, ad esempio lungo la corsia delle casse del supermercato, nei mezzi pubblici affollati, o nella sala d’attesa di un ambulatorio, è un ricettacolo di germi, batteri e polveri. Questo era noto. Da sempre vediamo persone immunodepresse, cioè prive di difese, o con allergie, indossare mascherine protettive. Le ultime ricerche sulla SARS-CoV-2, virus contagioso quanto il morbillo, hanno portato a documentare la presenza di particelle in sospensione anche dopo normali atti respiratori e durante una conversazione nei locali chiusi. Oggi sappiamo che il nuovo Coronavirus viene disperso a livello aereo, anche da portatori asintomatici, e persiste per due o tre ore, resta comunque fino a quando gli ambienti non vengono ventilati. Motivo per cui, incrociando altre persone sia pure distanti, o stazionando in ambienti dove l’aria è ferma e c’è viavai di gente, devono tutti coprire bocca e naso con mascherine di stoffa o di carta, o con sciarpe, come hanno prescritto le autorità sanitarie in Cina e in altri paesi dove l’epidemia è stata spenta.

Quanto si mantiene sulle superfici?

Tracce di Coronavirus possono contaminare oggetti di uso comune e di facile presa (telefono, chiavi, tastiere, volante auto, maniglie, giocattoli). Questo SARS-CoV-2 può depositarsi sulle cose, veicolato dalle goccioline emesse da colpi di tosse, saliva o starnuti, e sopravvive fino a tre giorni, anche se gradualmente si perde la carica virale. Lo afferma uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. La capacità di infettare è una proprietà delle particelle virali ancora integre. Portando le mani alla bocca o le dita nel naso, a contatto con le mucose, si propaga il contagio.

Cosa resta del virus sugli indumenti?

Occorre lavare e igienizzare i capi di abbigliamento, perché non si sa mai. La raccomandazione viene dagli ambulanzieri e volontari del soccorso, in specie lo si desume dalle descrizioni rese da parte di quelli che hanno contratto il Covid-19 durante il turno di servizio, nonostante avessero indosso un corredo igienico completo. Ricostruendo tutte le fasi, dalla vestizione iniziale al cambio di guardaroba a fine turno, si è visto che il momento critico arriva alla fine, cioè nel momento in cui ci leviamo di dosso guanti, tuta, calzari e bardature, anche solo una disattenzione nel modo di ripiegare i camici di carta usa e getta, o nel modo in cui si mettono in lavatrice i capi di tessuto, si possono verificare contaminazioni per contatto. Per questo è fondamentale lavare le mani spesso a lungo con acqua, sapone e disinfettante.

Quanto resiste su asfalto e calzature?

Questo Coronavirus fatica a resistere per strada, sopravvive ma la carica virale si smorza in pochi minuti sull'asfalto o sui marciapiedi. Ma se una persona sputa a terra ed è portatore asintomatico del virus, ecco immediatamente le cose cambiano. Le suole delle scarpe dei passanti ignari si potrebbero contaminare nel calpestio, e rientrando ci portiamo in casa i germi. Se poi, dopo che siamo passati, cade sul pavimento qualcosa che viene raccolto e portato alla bocca ecco, si chiude il cerchio del contagio. Dovrebbe però verificarsi una catena di circostanze sfortunate. Infezione teoricamente possibile ma improbabile.

Dobbiamo indossare le mascherine?

Tutti per precauzione devono indossare all'occorrenza mascherine di carta usa e getta (oppure di tessuto cucite artigianalmente e igienizzate dopo l'uso, in acqua bollente o con un soffio di alcol). Si rafforza nel mondo la tesi che tutti devono coprirsi bocca e naso stazionando in locali pubblici con scarso ricambio d'aria, in presenza di altri individui, mantenendo le distanze. In assenza di mascherine, schermarsi con mezzi di fortuna, sciarpe o foulard, sempre tenendo le distanze. Recentemente Harvey Fineberg, dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti d'America, ha citato uno studio che ha documentato campioni dell'Rna del virus SarsCoV2 a oltre 1,8 metri dai portatori asintomatici. In Italia il primo a raccomandare l'adozione motivata e sistematica delle mascherine nei luoghi a rischio, in aggiunta alle altre cautele, è stato un clinico, il radiologo Francesco Garbagnati, ospite di Barbara Palombelli sulle reti Mediaset. Inizialmente il medico milanese è stato osteggiato, unica voce fuori dal coro tra le tante allineate alla visione dell'Oms nei confronti della popolazione civile a volto scoperto. La gente tuttavia vede che laddove hanno applicato alla lettera il principio di precauzione, come in Cina, l'epidemia è stata fermata sul nascere, e si regola di conseguenza. Saggezza popolare.

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