I virus respiratori impegnano in maniera preponderante i sistemi sanitari in tutto il mondo. Nel nostro emisfero in particolare stiamo affrontando in simultanea la pandemia da coronavirus (Covid-19) e l’influenza stagionale. Le due infezioni, come sappiamo, provocano gravi conseguenze, specialmente negli anziani, nelle persone con malattie croniche e in altre fasce di popolazione costituite da soggetti vulnerabili. I tempi e la gravità delle malattie infettive sono imprevedibili, poco sappiamo della verosimile interazione tra influenza e sindrome respiratoria acuta da Sars-CoV-2 negli individui suscettibili che ne vengono colpiti. Gli esiti dal punto di vista clinico sono, ovviamente, direttamente correlati anche alla capacità di risposta dei sistemi regionali.

Sono due gli strumenti più efficaci attualmente a disposizione in tema di prevenzione: la vaccinazione contro l’influenza stagionale e il mantenimento delle misure (NPI, interventi non farmaceutici, ovvero distanziamento, mascherine, igiene e ricambio dell’aria negli ambienti confinati) fino al conseguimento di un grado di protezione immunitaria nella collettività con un efficace vaccino Sars-CoV-2. "Stiamo vivendo una seconda ondata di Covid-19 – ha scritto Roberto Ieraci, medico vaccinologo e infettivologo – questo richiede una pianificazione per garantire la somministrazione ottimale dei vaccini antinfluenzali disponibili, sicuri ed efficaci". L’estensione della profilassi a strati sempre più ampi di popolazione è ora più importante che mai ed è fondamentale in questo momento per ridurre il rischio di co-infezione nei soggetti adulti, specialmente ora che abbiamo disponibile un vaccino Covid-19 a mRNA autorizzato sia dall’Fda (Food and drug administration amercicana) sia dall’Ema (Agenzia europea dei medicinali).

Nonostante l’ampia disponibilità di più vaccini antinfluenzali, la copertura vaccinale nazionale negli adulti anziani negli ultimi anni è stata costantemente intorno al 50%: nella stagione 201920 era del 54,6% e nella popolazione generale del 16,8%, mentre l’obiettivo minimo di copertura vaccinale è stabilito, dalla circolare del Ministero della Salute, al 75% e quello ottimale al 95%. La necessità di raggiungere almeno l’obiettivo minimo rappresenta il primo passo per centrare il duplice obiettivo della salvaguardia della longevità e della sostenibilità dei sistemi sanitari.

"Le campagne educative nazionali, abbinate a programmi di vaccinazione basati sugli over 60 anni, sugli operatori sanitari, sulle fasce pediatriche e sui soggetti a rischio di qualunque fascia di età, sono fondamentali – ha scritto ancora Ieraci – per aumentare la copertura al di sopra dei livelli negli anni precedenti. Ancora fondamentale è il concetto di appropriatezza della vaccinazione anti-influenzale: a ognuno il suo, un vaccino anti-influenzale in rapporto all’età ed allo stato di salute. Studi randomizzati hanno dimostrato che vaccini influenzali potenziati, ad esempio il vaccino inattivato trivalente adiuvato (aIIV3e), il quadrivalente adiuvato (aIIV4e, per ora disponibile sul mercato americano), e il vaccino inattivato quadrivalente ad alte dosi (HD-IIV4e), generano una maggiore protezione negli anziani rispetto al vaccino inattivati convenzionali e a dose standard. Vaccinarsi contro l’influenza è importante per proteggersi e per proteggere la comunità".

Alessandro Malpelo