di Roberto Baldi

L’inverno è iniziato da pochi giorni, e pur con le tante precauzioni in atto, può arrivare qualche sintomo ’sospetto’: tosse, mal di gola, doloretti. Il tutto accompagnato a volte da qualche linea di febbre. Tutti sintomi delle malattie ’da freddo’, ma che quest’anno fanno scattare subito l’allarme Covid-19, soprattutto se i sintomi sopra elencati sono accompagnati da alterazione di gusto e olfatto,

A maggior ragione, è fondamentale seguire le precauzioni contro le sindromi influenzali caratteristiche della stagione. Sono quelle di rito: abbigliamento che deve adattarsi alla bizzarra mutazione climatica; preoccupiamoci anche di diversificarlo nel passaggio dai luoghi chiusi a quelli aperti e ventosi. Privilegiare i vestiti a strati ai capi troppo pesanti. La lana e la seta sono termoregolatrici fortemente assorbenti, valide soprattutto per i bambini che sudano assai. Non affidarsi al riscaldamento casalingo eccessivo, mantenendo la temperatura intorno ai 19°-20°, umidificando l’ambiente: l’aria troppo secca può irritare le vie aeree, soprattutto se soffri di asma o malattie respiratorie. È importante aerare adeguatamente gli ambienti, in particolare se vi sono persone malate: sufficiente aprire per pochi minuti una finestra per cambiare l’aria viziata della stanza; evitare i luoghi affollati; utilizzare un fazzoletto quando si starnutisce o tossisce. Sottrarsi ai luoghi affollati. Se si svolge una qualunque attività fisica, garantirsi con una copertura adeguata delle parti più suscettibili ai danni del freddo come testa, volto e mani, evitando comunque la sudorazione che ci esporrebbe di più alle insidie del vento. Non abusare di alcolici, perché non aiutano a difendersi dal freddo, al contrario favoriscono una maggiore dispersione del calore prodotto dal corpo; niente fumo eccessivo, niente strapazzi.

Dopodiché può arrivare perfida, subdola, la cosiddetta sindrome influenzale con i sintomi già detti in inizio e con rialzo febbrile. Ci si può abbandonare all’azione fatale del tempo, che porta nell’arco di pochi giorni alla normalizzazione del tutto, ma può darsi anche si determini un incremento febbrile con annesse patologie minori. In tal caso, soprattutto se la febbre supera i 38°, il primo ricorso è all’antifebbrile e alle terapie di sostegno minori (collutorio per la gola, inalazioni per raffreddore, antiflogistici per forme infiammatorie ecc.). In caso di persistenza o aggravamento dei sintomi il ricorso obbligato è al medico curante. Se è destino che si debba essere mangiati, diceva Rousseau ai polacchi, rendiamoci almeno indigesti. La visita medica, molto più di quanto possono dire i sintomi soggettivi, può chiarire l’entità del disturbo e indurre a rimedi terapeutici maggiori come gli antibiotici. È giusto peraltro che fra medico e paziente si stabilisca un tacito gentlemen’s agreement che consenta sempre una disponibilità del medico una volta chiamato in causa o quando lui stesso avverta la necessità di un proprio intervento; e per contrapposto l’attenzione del paziente a eseguire per quanto possibile una propria diagnosi differenziale fra inconvenienti minori e concrete patologie.

Consegue nella maggioranza dei casi una fase riabilitativa da non prendere sottogamba in una stagione come questa in cui gli sbalzi climatici e i sovraccarichi lavorativi sono pregiudizievoli per un convalescente. L’idea di recuperare in fretta quel che si è perso su un piano lavorativo e di studio contrasta con la necessità di ripresa graduale. C’è un dopo influenza che non ha importanza minore del ‘prima’, perché spesso nell’evenienza patologica si determina quello che i latini chiamano ‘locus minoris resistentiae’ ovvero punto di minore resistenza in cui è stato impegnata qualche parte dell’organismo con possibilità di ricadute. Si deve cercare un progresso senza avventure, come recitava uno slogan politico del dopoguerra.