Sono tante le persone che, pur non presentando i sintomi della malattia, risultano positive ai test diagnostici e di screening e che per motivi precauzionali, sono costrette dalle autorità sanitarie ad una ’permanenza domiciliare’, cioè a rimanere in casa in “quarantena” per almeno due settimane. Per il Ministero della Salute «si tratta di un periodo di isolamento e di osservazione di durata variabile al quale vengono sottoposte persone che potrebbero portare con sé germi responsabili di malattie infettive». A differenza dell’antica quarantena, riferita ai 40 giorni, il periodo di ’separazione’ dalla popolazione nel caso del coronavirus è limitato a due settimane circa. «Oggi, il tempo indicato per la quarantena è stato ridotto – conferma il Ministero della Salute – e varia a seconda delle varie malattie infettive, in particolare relativamente al periodo d’incubazione identificato per quella malattia infettiva. Per il coronavirus la misura della quarantena, con sorveglianza attiva, è stata fissata a quattordici giorni, e si applica agli individui che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva COVID-19». La misura è sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per prevenire l’ulteriore diffusione dell’epidemia.

A questo forzato stand-by dalla vita di tutti i giorni, hanno dovuto sottostare tanti comuni cittadini, senza eccezioni. Singolare la testimonianza dell’Enpam, l’Ente nazionale per la previdenza ed assistenza dei medici ed odontoiatri, sui medici, costretti anche loro »a casa da soli o con la mascherina indossata, dove il tempo scorre inesorabilmente lento».

In caso di isolamento domiciliare, previsto dalle Autorità sanitarie, è opportuno seguire le pratiche igieniche più comuni. L’abitazione deve essere idonea, possibilmente in camera singola e bagno personale, con utilizzo di guanti e mascherine quando si esce dalla stanza. Opportuno lavarsi spesso le mani, con acqua e sapone per almeno 20 secondi. In alternativa è possibile utilizzare anche un disinfettante per le mani a base di alcol al 60%. Va anche evitato il contatto ravvicinato con altre persone mantenendosi ad adeguata distanza per evitare le goccioline di saliva. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di indossare una mascherina solo se si sospetta di aver contratto il nuovo coronavirus, se sono presenti sintomi quali tosse o starnuti, o se ci si prenda cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus.

Precauzione assoluta nell’assunzione dei farmaci, soprattutto antivirali ed antibiotici, da utilizzare solo con precise indicazioni del medico. Per il Ministero della Salute, «allo stato attuale non ci sono evidenze che l’uso dei farmaci prevenga l’infezione da nuovo coronavirus. Gli antibiotici non funzionano contro i virus, ma solo contro i batteri. Il SARS-CoV-2 è un virus e quindi gli antibiotici non vengono utilizzati come mezzo di prevenzione o trattamento, a meno che non subentrino co-infezioni batteriche».