A seguito dell’epidemia Covid-19 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha istituito il Global Surveillance System, un sistema di monitoraggio globale con il compito di raccogliere le informazioni sulle nuove infezioni in tempo reale. Tutti gli stati membri dovrebbero così riportare immediatamente ogni caso confermato di Covid-19 e, entro 48 ore, fornire informazioni sulla storia clinica, epidemiologica e di viaggio mediante un modello standardizzato. Ne emerge che l’Italia è il terzo Paese al mondo per numero di contagi.

Ma siamo sicuri che il meccanismo sia perfettamente funzionante e rispettato da tutti i Paesi aderenti? «È più che scontato che dove più si cerca, più si trova – afferma Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) –. Ed è piuttosto evidente che dove l’autorità sanitaria ha cercato di più, ha trovato un maggior numero di positivi al virus».

Il nostro Paese è indubbiamente un efficiente caposaldo di salute pubblica. lo dimostra anche il fatto che, nelle attività al confine tra la sorveglianza e la ricerca, l’Istituto Superiore di Sanità sta mettendo a punto un sistema con il quale le Regioni potranno registrare anche in futuro le caratteristiche epidemiologiche dei casi e dei loro contatti, sia per descrivere al meglio la diffusione dei casi, sia per potere sviluppare modelli matematici per gestire al meglio le risorse sanitarie nei prossimi mesi.

L’Italia sin dalle prime fasi dell’epidemia, ispirandosi al principio di precauzione, ha implementato controlli aeroportuali e attuato accurate misure di controllo: misurazione della temperatura corporea, identificazione e isolamento dei malati, procedure per il rintraccio e la quarantena dei contatti stretti che, unitamente a un efficiente sistema di sorveglianza epidemiologico e microbiologico, possano garantire il rapido contenimento di eventuali casi. Tutto ciò nel modo più trasparente e completamente alla luce del sole.

«La priorità assoluta – secondo Miani – è quella di salvare il sistema sanitario e salvaguardare il personale medico e paramedico, evitando che l’assalto agli ospedali e soprattutto ai servizi di pronto soccorso renda questi centri più pericolosi e con maggior diffusione dell’infezione. La strategia necessaria è, a questo punto, la realizzazione di corridoi preferenziali in cui poter canalizzare l’eventuale afflusso di migliaia di casi o supposti tali nei prossimi giorni o mesi».

M.M.F.