Dottor Ciardella, parliamo delle manovre operatorie più sofisticate. Che cos’è, ad esempio, la vitrectomia?

«È una tecnica di microchirurgia che, mediante l’uso di sofisticati apparecch,i permette di rimuovere dalla cavità oculare il corpo vitreo, quella gelatina resa opaca in conseguenza di inconvenienti vascolari con perdita di sangue, ostruzioni circolatorie, versamenti emorragici. Permette di operare maculopatie (tipo pucker maculare o il foro maculare idiopatico) che possono causare una visione distorta detta metamorfopsia. Esistono altri tipi di maculopatia, le più comuni sono legate all’età e alla miopia patologica».

Ma che cos’è allora la maculopatia?

«La maculopatia è una malattia che colpisce la macula, l’area centrale della retina deputata alla visione nitida distinta, che ci permette di distinguere i colori e la scrittura, mentre il resto della retina fa vedere la periferia del campo visivo».

Con l’età la macula tende a degenerare?

«Si, l’invecchiamento della popolazione comporta certamente un aumento di maculopatie legate all’età. Possono essere di tipo secco o di tipo umido. Nelle forme di tipo umido osserviamo vasi sanguigni anomali che essudano».

L’edema maculare, quella patina umida di cui parliamo, può essere segno di complicanza di altre malattie, quali?

«Ad esempio la retinopatia diabetica e le occlusioni vascolari venose retiniche».

Che problemi ha il diabetico che si trascura?

«Nella retinopatia diabetica osserviamo che i vasi capillari della retina, danneggiati dalla glicemia elevata, diventano permeabili al siero. Abbiamo così l’edema, che provoca il calo visivo».

Senza entrare nella diatriba relativa alle scelte dei farmaci, quali sono in generale le molecole impiegate per trattare certi tipi di maculopatia?

«Parliamo di farmaci iniettabili all’interno dell’occhio che appartengono alla categoria degli anticorpi monoclonali diretti contro il cosiddetto fattore di crescita dell’endotelio vascolare. Questo viene bloccato e la terapia porta alla regressione dei sintomi. Assistiamo alla ricerca dI farmaci con emivita prolungata, in modo tale che invece di fare iniezioni a cadenza mensile o bimestrale si possano sfruttare intervalli più lunghi».

Alessandro Malpelo