di Federico Mereta

La parola d’ordine è scoprirlo presto e tenerlo a bada nel tempo, per limitare il rischio che compaiano le complicazioni a carico delle arterie, del sistema nervoso e del metabolismo. Stiamo parlando del diabete: ancora oggi in Italia, a fronte di stime che parlano di circa tre milioni di pazienti che hanno avuto la diagnosi della patologia, circa un milione e mezzo di persone non saprebbe di esserne affette. In questo quadro, occorre ricordare che esistono diverse forme: il diabete di tipo 2 è quella più diffusa, riguarda oltre il 90 per cento dei casi, ed è una patologia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri nel sangue, iperglicemia, che può causare frequenti complicanze cardiovascolari e renali, precoci e spesso fatali. Lo scompenso cardiaco è una delle complicanze più precoci nei soggetti con diabete di tipo 2, per i quali rappresenta la prima causa di ospedalizzazione nel nostro Paese, associata purtroppo ad una elevata mortalità a 5 anni dalla diagnosi. Inoltre circa il 40 per cento dei pazienti diabetici sviluppa nefropatia che quando si manifesta è spesso in una fase troppo avanzata per poter agire.

"Queste complicanze impattano fortemente sulla qualità di vita – spiega Paolo Di Bartolo, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD) – e la prevenzione rappresenta uno strumento fondamentale per contrastarle. La sfida di oggi, infatti, non è la cura della malattia conclamata ma una sua corretta gestione per prevenire tempestivamente le complicanze nei numerosissimi pazienti che presentano almeno un fattore di rischio, come l’ipertensione, l’abitudine al fumo o dislipidemia. Il controllo medico diventa parte integrante della terapia e la collaborazione dei pazienti diabetici nel richiedere una consulenza costante risulta importantissima".

In quest’ottica di prevenzione entra in gioco il medico di medicina generale: a lui va il compito di identificare quei pazienti per i quali è necessaria una consulenza specialistica. La presa in carico a quattro mani, tra diabetologi e medici di famiglia, rappresenta la base della collaborazione su cui costruire modelli virtuosi di presa in carico del paziente. "La gestione integrata del paziente cronico è importante – segnala Gerardo Medea, Responsabile Nazionale Area Metabolica Società Italiana Medicina Generale (SIMG) – ma è necessario facilitare il percorso di cura del cittadino. Ad oggi, purtroppo, la prescrizione di farmaci innovativi che riducono le complicanze cardiovascolari e renali è permessa solo agli specialisti diabetologi, creando spesso una situazione di discriminazione inaccettabile tra i diversi pazienti. Per vincere la sfida della gestione corretta del paziente e della prevenzione delle patologie cardiorenali è necessaria una alleanza strategica tra medico di medicina generale, specialista, paziente ma anche istituzioni".

Quello che è certo, specie in questo periodo caratterizzato da Covid-19, è che le persone con diabete, per la natura cronica della malattia, necessitano di una assistenza continua. "Noi ne siamo i testimoni perché spesso siamo il loro primo punto di contatto – ricorda Rita Lidia Stara, Comitato Diabete Italia e referente del progetto ’La Settimana del Diabete ’–. Recentemente ho visto molti pazienti far scendere il livello di attenzione per il controllo della malattia e delle sue complicanze; con questa iniziativa vogliamo rimettere il diabete al centro dell’attenzione di tutti. Ne sono particolarmente entusiasta per il valore sociale del progetto che vede coinvolti i protagonisti del diabete in Italia con l’obiettivo di mettere a disposizione di persone particolarmente fragili risorse importanti, gratuitamente e sinergicamente; è una iniziativa sociale rivolta a chi si trova in difficoltà, ed è il motivo per cui è promossa da Diabete Italia; ci auguriamo che ci siano altre iniziative simili anche in futuro. Diabete Italia si sta impegnando molto per ottenere più attenzione sulla malattia diabetica, per cui le progettualità non saranno concentrate solo in una settimana ma in tutto l’anno"

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