Cibo spazzatura: cosa rischia chi ha già problemi al cuore

Una ricerca dell'Istituto Neruromed mette in guardia le persone affette da malattie cardiovascolari sulle abitudini da seguire a tavola, facendo anche chiarezza sul reale concetto di "dieta mediterranea"

01/12/2021

Attenzione al cibo spazzatura, soprattutto per chi soffre già di problemi al cuore. L’avvertimento arriva da una ricerca cura del dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed (Isernia), che ha approfondito gli effetti degli alimenti ultra processati sulle persone affette da malattie cardiovascolari. I risultati suggeriscono che mangiare male comporta un rischio elevato di un secondo infarto o ictus con esito fatale, e sotto un certo punto di vista mette in discussione anche il mito della dieta mediterranea.

Cibi ultra lavorati e problemi di cuore

Lo studio, pubblicato sulla rivista European Heart Journal, dell’European Society of Cardiology, ha monitorato per oltre dieci anni 1.171 persone con patologie cardiovascolari, incluse nel database del progetto epidemiologico “Moli-sani”, un’indagine su larga scala che dal 2005 ha coinvolto oltre 25 mila cittadini del Molise. I ricercatori hanno messo nel mirino la dieta dei partecipanti, concentrandosi soprattutto sui cibi ultra lavorati, contenenti ad esempio proteine idrolizzate, maltodestrine, grassi idrogenati, oltre a vari additivi tra cui coloranti, conservanti, antiossidanti esaltatori di sapidità o dolcificanti. Nei menù malsani rientrano bevande zuccherate e gassate, pasti preconfezionati, creme spalmabili, ma anche prodotti più insospettabili come fette biscottate, cereali per la colazione, cracker e yogurt alla frutta. Tutti gli alimenti sono stati classificati seguendo il sistema NOVA, basato sul grado di trasformazione industriale cui sono stati sottoposti.

Ictus e infarti: quanto cresce il rischio

I dati raccolti hanno messo in luce che il consumo di cibi ultra lavorati aumenta di due terzi il rischio di morire a seguito di un secondo infarto o ictus, rispetto alle persone che mangiano questi alimenti meno frequentemente. Non solo: la probabilità di decesso per qualsiasi altra malattia cresce del 40%. Come ha dichiarato la dottoressa Marialaura Bonaccio, prima autrice dello studio, è importante tenere presente che “la definizione di cibo ultra processato non è legata al contenuto nutrizionale, ma piuttosto al processo utilizzato per la sua preparazione e conservazione”. Questo significa che un alimento equilibrato dal punto di vista nutrizionale “potrebbe comunque essere considerato ultra elaborato”, ha spiegato.

Dieta mediterranea: attenzione a cosa si mangia

Nel cercare di fornire qualche consiglio utile, Bonaccio ha specificato che “non è il singolo alimento consumato occasionalmente a fare la differenza, bensì una dieta che, nel suo insieme, contiene troppi prodotti provenienti dagli scaffali dei supermercati”. In sostanza, “va sempre preferita una dieta basata sul consumo di prodotti freschi e poco lavorati, come ci insegna da secoli la tradizione mediterranea”.

Proprio su quest’ultimo punto occorre però non cadere in facili tranelli. Secondo la dottoressa e coautrice Licia Iacoviello, la semplice definizione ‘mediterraneo’ non basta, in quanto bisogna prima di tutto verificare come sono state preparate le pietanze: “le verdure fresche non sono uguali a quelle precotte e condite, e lo stesso vale per molti altri alimenti; è un fattore da tenere sempre più in considerazione quando si consiglia ai cittadini una corretta alimentazione”. Ecco perché, ha concluso, “la nostra proposta è che venga aggiunto il livello di trasformazione industriale degli alimenti sulle etichette, che fino ad ora forniscono solo informazioni nutrizionali”.