Largo alla chirurgia valvolare mini-invasiva

Largo alla chirurgia valvolare mini-invasiva


LE NUOVE FRONTIERE dell’anestesia generale, attraverso l’alleggerimento del dosaggio con monitoraggio, e le tecniche mininvasive di cardiochirurgia. GVM Care & Research, uno dei principali gruppi della sanità privata italiana, si conferma polo d’avanguardia a livello internazionale con ospedali specializzati in cardiochirurgia in diverse regioni d’Italia. Ne è un esempio il Villa Torri Hospital di Bologna, fra le prime realtà a sperimentare il sistema di monitoraggio e alleggerimento dell’anestesia con tecnica BIS (Bispectral Index). «L’anestesia generale – rileva Mauro Del Giglio, specialista in cardiochirurgia a Villa Torri Hospital – utilizza diversi farmaci il cui dosaggio è standardizzato, ma in alcuni casi la dose potrebbe risultare eccessiva oppure insufficiente con effetti indesiderati». A partire da nausea e vomito nel primo caso, oppure dalla cosiddetta ‘anesthesia awareness’ nel secondo (lo stato di coscienza del paziente durante l’intervento). «Attraverso il monitoraggio BIS – spiega Del Giglio – è possibile fare una valutazione preventiva della qualità e dell’adeguatezza dell’anestesia, analizzando l’effetto dei farmaci ipnotici-sedativi sul cervello, grazie a un elettroencefalogramma, che monitora i due emisferi separatamente. Più che di riduzione dell’anestesia si dovrebbe parlare di dosaggio equilibrato: le dosi si possono infatti diminuire o aumentare a seconda delle necessità». I benefici sono molteplici: la mancanza di controindicazioni, ma anche la possibilità di risvegliare prima il paziente, in sala operatoria.

Per quanto riguarda le tecniche mininvasive sono effettuate in toracoscopia – sfruttando l’utilizzo di un endoscopio – e utilizzate nell’unità operativa di cardiochirurgia a Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna) soprattutto nei casi di riparazione della valvola mitralica. Da questo punto di vista, l’Heart Center di Cotignola è un riferimento a livello mondiale «e tra i pochi in Italia – osserva Alberto Albertini, coordinatore del reparto di cardiochirurgia al Maria Cecilia Hospital – a utilizzare le tecniche mininvasive avanzate che, insieme a un particolare tipo di accesso – il periareolare, ovvero un’incisione microscopica intorno al capezzolo –, ci permettono di avere diversi benefici sul paziente». A partire dai tempi di recupero: 2-3 settimane per tornare alla normalità dopo un intervento di riparazione valvolare mitralica. «Ogni anno – continua Albertini – eseguiamo oltre 1.200 interventi di cardiochirurgia, di questi il 70% sono casi di chirurgia valvolare. L’80% di questo tipo viene eseguito proprio con le tecniche di chirurgia mininvasiva». Dopo l’intervento, ogni paziente è seguito con un preciso ‘follow up’: i controlli sono ravvicinati e, quando la persona si è ristabilita, vengono effettuati con cadenza annuale.