Chirurgia mininvasiva, sempre più interventi di straordinaria precisione

Il professor Mario Guerrieri (Ancona): "Riduciamo rischi, cicatrici e stress operatori grazie ai robot"

22/05/2022 - di Pierfrancesco Curzi

La rivoluzione in sanità passa soprattutto attraverso la chirurgia. L’area operativa principale di qualsiasi struttura ospedaliera è stata interessata a un cambiamento epocale ed è tuttora in costante aggiornamento. Le tecniche e gli strumenti, in particolare, consentono oggi interventi di straordinaria precisione.

 

L’ospedale di Torrette è sempre stato al passo dei tempi, anticipando anzi metodologie interventistiche. Dalle operazioni ad addome aperto alla robotica di precisione passando per la tecnica laparoscopica. Nelle Marche sono due i centri dove la chirurgia robotica viene applicata in maniera costante, a Pesaro e soprattutto all’ospedale regionale di Ancona dove il robot Da Vinci, la sua versione di ultimissima generazione, è utilizzato da oltre sei anni. Dai tagli ai forellini. Un settore in continua evoluzione, come ci conferma il professor Mario Guerrieri, presidente della Sice (Società italiana di chirurgia endoscopica), direttore della clinica e della chirurgia d’urgenza e capodipartimento dell’ospedale Torrette di Ancona.

 

Professor Guerrieri, la robotica sta soppiantando sempre di più la chirurgia tradizionale?

“Il percorso va in quella direzione. Anche nel nostro policlinico di Ancona ormai il 70-80% dell’attività chirurgica avviene con tecnica mininvasiva e il restante con la prassi tradizionale. Vorrei ricordare che a Torrette ogni anno la mia unità operativa, composta da 12 chirurghi strutturati e 4 universitari oltre a tutto il resto del personale sanitario, svolge oltre 2mila interventi, una media di 6 al giorno; la maggior parte in elezione, ossia interventi programmati, ma c’è anche una fetta importante di emergenze. A Torrette decidiamo di operare in maniera tradizionale chi ha già avuto interventi dello stesso tipo”.

 

Perché la robotica rappresenta un’evoluzione rispetto alla tecnica tradizionale?

“Sono tanti i motivi, a partire dai tempi di degenza post-operatoria. Un intervento di tipo oncologico, ad esempio, con il robot Da Vinci prevede una dimissione entro le 48-72 ore; per lo stesso intervento con l’addome aperto servono almeno 7-9 giorni. È vero, le nuove tecnologie, le apparecchiature ecc, costano di più, ma tagliando i tempi
si può dare maggior giro ai posti letto. Non posso dimenticare i benefici per i pazienti: con la robotica si corrono meno rischi, si azzerano quasi le cicatrici, in generale il livello traumatico è sensibilmente inferiore e la ripresa è pressoché immediata. Lei pensi che è ormai possibile, e noi lo facciamo, effettuare un intervento alla tiroide senza ta-
gli al collo, passando dalle ascelle. Potrei andare avanti a lungo elencando le diverse applicazioni”.

 

Robotica significa anche intervenire senza che le mani del chirurgo tocchino il paziente, anche questa è una rivoluzione, non è d’accordo?

“Assolutamente d’accordo. Noi chirurghi utilizziamo una sorta di joystick, simile a quelli usati per i giochi elettronici moderni, con i comandi a distanza. Si riesce a garantire una precisione eccezionale, ineguagliabile e sotto il profilo della formazione è tutto molto più facile grazie a dei simulatori specifici. Parlando sempre di robotica ci sono
strumenti come le suturatrici e tutta una serie di strumenti robotizzati di alta qualità a costi più bassi, ma con la stessa efficacia”.

 

In questo senso le frontiere della tecnica possono allargarsi sempre di più, in quale direzione secondo lei?

“Il futuro è già adesso e ogni giorno lavoriamo per elevare sempre di più l’asticella. Un intervento di laparoscopia robotica può essere effettuato in una sala operatoria, ma è possibile assistere a uno scenario di questo tipo: il paziente disteso in una sala operatoria in Francia e il chirurgo seduto comodamente in una postazione remota ne-
gli Stati Uniti. Capisce i margini assoluti che restano da esplorare? Dopo il 1987, quando cioè hanno fatto la loro comparsa i due buchini sulla pancia della tecnica laparoscopica, la rivoluzione futuristica della chirurgia mondiale non si è mai fermata ed è in continuo movimento. Sempre più robotica, senza dimenticare però che al centro di
tutto c’è sempre la mano dell’uomo”.

 

Per quanto riguarda il futuro specifico della chirurgia mininvasiva quali sono le nuove opportunità?

“Dopo il taglio grande all’addome e i forellini della laparoscopia credo che la chirurgia possa entrare nella galassia degli orifizi del corpo. Zero tagli, ma ingresso e operatività dalla bocca, dall’ano, dall’ombelico o dalla vagina. Interventi alla colecisti sotto questo profilo sono già stati sperimentati”.

 

Al momento quali sono i vostri campi di azione operatoria a Torrette?

“Tutta la chirurgia oncologica ovviamente e quella d’urgenza. Tra le applicazioni meno note vorrei segnalare la chirurgia bariatrica contro l’obesità, la coloproctologia e gli interventi ai reni, al colon e alla ghiandola surrenale”.