È il sistema immunitario di ogni persona il baluardo più o meno forte contro il Covid-19, come contro tutti gli altri virus in circolazione. Tradotto: chi, per qualsiasi motivo, ha difese immunitarie basse, ha più probabilità (e non certezza!) di contrarre il coronavirus. Nelle categorie più a rischio ricadono quindi le persone più anziane e chi ha altre patologie importanti o croniche, come cardiopatici, ipertesi, diabetici, asmatici, pazienti oncologici, o chi soffre di insufficienza respiratoria o di deficit immunitari di ogni genere. Come una ’normale’ influenza, quindi, ma senza (per ora) la possibilità di agire in prevenzione con un vaccino.

A oggi, i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità stimolano una percentuale del rischio di morte se infettati da Covid-19 evidenzia più alta per gli ultratottantenni (14,8%), percentuale che scende all’8% tra i 70 e i 79 anni per poi crollare, sempre come percentuale di rischio di mortalità, al 3,6% tra i 60 e i 69 anni, all’1,3% tra i 50 e i 59 anni per arrivare a zero vittime nella

fascia tra 0 e 9 anni. Sono numeri che si basano sullo studio di oltre 44 mila casi nella Repubblica popolare, pubblicato dal Chinese Journal of Epidemiology. «Nell’anziano l’infezione da Covid-19 può essere più aggressiva, come per altre infezioni virali, perché la senescenza del sistema immunitario e le malattie croniche espongono gli individui in età avanzata a un rischio non di maggior contagio ma di sviluppare un’infezione decisamente più grave», spiega Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Sigg, Società italiana di Geriatria e Gerontologia. I geriatri raccomandano di dare ascolto solo alle fonti ufficiali, le normali regole di prevenzione e attenzione ai sintomi, non per essere presi dalla paura, ma per valutarli razionalmente. «La specificità dell’anziano sta nella maggiore vulnerabilità – spiega Incalzi– . Quindi, è particolarmente importante per gli anziani limitare le occasioni di contagio e avere, in aree a rischio, una elevata soglia di attenzione ai sintomi iniziali, soprattutto febbre e astenia», e in caso di dubbi rivolgersi in prima battuta al proprio medico curante.

Oltre all’età più avanzata, uno dei fattori che aumenta il rischio di contrarre il virus è la presenza di altre patologie, come in tutte le altre infezioni alle vie respiratorie. Meno ossigeno che dai polmoni arriva al sangue significa innanzitutto superlavoro per il cuore. Aumenta anche il livello di infiammazione generale dell’organismo, e il sistema nervoso simpatico reagisce in modo eccessivo, stressando un po’ tutti gli organi già indeboliti.

Sempre secondo i dati epidemiologici, la fascia ’meno a rischio’ è quella infantile: «Le manifestazioni cliniche e l’andamento dell’infezione da nuovo coronavirus nei bambini sembrano essere meno gravi– spiega Susanna Esposito, presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid) e professore ordinario di Pediatria all’università di Parma –.E anche i dati di mortalità sono favorevoli: non sono stati registrati decessi in età pediatrica. Non è noto per quale motivo avvenga, ma fino a oggi è stato osservato questo,«Discorso a parte – chiarisce – per quel 20% di bambini che soffre di patologie croniche: in queste situazioni l’allerta deve essere elevata e il controllo molto attento».