Fino ad una decina di anni fa era poco più di un’ambizione guardata con un misto di ammirazione e scetticismo. Oggi, invece, circa 5 milioni di vite nel mondo sono state salvate o "riparate" da un robot. Non solo in sala operatoria dove l’ausilio della tecnologia avanzata riduce la mortalità e le complicazioni post chirurgiche, le potenzialità della robotica, specie quella collaborativa, si sprigionano ogni giorno all’interno delle corsie degli ospedali abbattendo costi e divari territoriali. Lo provano sulla loro pelle i pazienti del reparto pisano di Anestesia e Terapia del Dolore che beneficiano delle nuove tecnologie nel trattamento del dolore acuto che, a sua volta, viene da loro stessi "autogestito" attraverso la PCA, l’analgesia controllata dal paziente.

Le frontiere della robotica si aprono però nel 2016 quando una paziente con un neurostimolatore impiantato a causa di un dolore cronico invalidante e residente all’Isola d’Elba necessitava di un controllo al suo device da effettuare al policlinico pisano. "Nell’ospedale di Portoferraio per fortuna c’era il robot "RP-Vita" – spiegano la direttrice Adriana Paolicchi e il dottor Giuliano De Carolis – che, oltre ad evitare la traversata via mare alla signora, ha permesso la sistemazione del dispositivo direttamente da Pisa".

Al tempo stesso anche il medico del piccolo presidio sanitario dell’isola toscana ha potuto beneficiare della tecnologia di avanguardia presente nel centro Hub di alta specializzazione nella città della Torre Pendente. Le stesse potenzialità, Robot Vita le mette ogni giorno a segno tra le corsie dell’ospedale pisano offrendo al medico a distanza un occhio, uno stetoscopio e un’immagine del paziente appena operato. Strumenti che, durante la diffusione del Covid-19, si sono rivelati salvifici se si pensa che i sanitari grazie al piccolo sistema robotico hanno potuto mantenere un costante rapporto coi malati scongiurando complicanze e assembramenti. "Questo non significa – precisa e conclude Paolicchi – che si possa fare a meno dell’insostituibile rapporto empatico tra medico e assistito ma, in casi emergenziali come quello appena vissuto, la robotica è un ineguagliabile alleato che ci consente di vigilare da remoto il respiro, il dolore e, più in generale, il decorso post operatorio dei nostri pazienti".

Francesca Franceschi