di Giampaolo Annese

Dotate di innumerevoli proprietà, è stato scoperto che le cellule staminali possono rivelarsi utili anche nella cura delle fistole perineali causate dalla Malattia di Crohn. La scoperta è alla base di uno studio clinico internazionale che ha affidato a 11 centri italiani, tra cui il Policlinico di Modena, la sperimentazione dell’efficacia del trattamento. A occuparsi del progetto nell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena sono la struttura complessa di Gastroenterologia diretta dalla prof. Erica Villa assieme alla Chirurgia generale d’urgenza e oncologica diretta dalla prof. Roberta Gelmini. "La sperimentazione – spiega la prof. Villa – è stata avviato nel 2017 per confermare l’efficacia e la sicurezza di una singola somministrazione di cellule staminali del tipo Cx601. Si tratta di uno studio di Fase III a doppio cieco, cioè nel quale il paziente non sa se viene trattato con il farmaco o il placebo".

A inizio anno è stato effettuato il primo impianto su un uomo di 33 anni, nel corso del 2020 sono state trattate altre persone. In sostanza si iniettano le cellule staminali nelle fistole per chiuderle e impedirne la ramificazione. Come illustrano il dottor Giovanni Rolando di chirurgia generale e la dottoressa Angela Bertani, gastroenterologa-endoscopista, l’intervento, eseguito dal dottor Rolando, si svolge in due sedute: "La prima di preparazione in cui si identificano i tramiti fistolosi, si bonificano le cavità ascessuali e si inseriscono i fili di setone che permettono il drenaggio dei tramiti. Il secondo intervento eseguito dopo almeno 2 settimane dal primo prevede la rimozione dei setoni, la chiusura degli orifizi interni al canale anale e la inoculazione lungo i tramiti fistolosi delle staminali o del placebo". Ad oggi il paziente sta bene e non ci sono segni di recidiva. Di sicuro la scoperta potrebbe rivelarsi un sollievo per chi è affetto da patologie infiammatorie croniche intestinali che in Italia, secondo una ricerca dell’associazione Amici onlus, colpiscono 150mila persone di cui probabilmente il 30-40 per cento sono riconducibili alla Malattia di Crohn. Chi ne soffre il primo campanello d’allarme lo sente suonare giovanissimo, tra i 18 e i 20 (ma può comparire anche a 40 anni e a 65, uomini e donne indifferentemente). Avverte con sempre maggiore frequenza dolori di pancia, malessere generale, febbre alta, dimagrimento, diarrea, difficoltà a controllare l’evacuazione, con tutte le conseguenze psicologiche e fisiche che una simile situazione comporta, e può riservare anche la comparsa di fistole appunto. "Si tratta di una patologia cronica e invalidante – fa presente la dottoressa Bertani – è in crescita sensibile sia perché rispetto al passato ci sono più diagnosi (prima ricadeva tutto nell’etichetta di colon irritabile), sia per una serie di elementi esterni (infezioni, inquinamento, alimentazione, fumo, livelli di stress) che fanno da detonatore a una malattia per cui vi è una predisposizione latente".

La Malattia di Crohn è una patologia cronica, non guaribile ma curabile. "Esistono dei farmaci attraverso i quali è possibile ottenere un’ottima remissione, che possono rallentare il decorso e migliorare la qualità della vita, oltre naturalmente agli interventi chirurgici". L’assistenza può variare da regione a regione naturalmente: a Modena l’ambulatorio delle malattie infiammatorie croniche intestinali della Gastroenterologia del Policlinico attualmente segue 500 persone con Malattia di Crohn, l’assistenza è a carico del Sistema sanitario nazionale, pertanto per fissare una visita è necessaria unicamente una impegnativa del medico di famiglia o di uno specialista. "Tra la segnalazione e la prima visita trascorre mediamente un mese di attesa". In generale, per chi volesse acquisire informazioni sulle patologie o prendere contatti con qualcuno per ottenere sostegno in Italia può far riferimento ai siti internet affidabili come quello dell’associazione Amiciitalia.eu.