Parte dall’Italia la strategia per migliorare la sopravvivenza nei tumori in generale, e nelle malattie del sangue in particolare. Innovazione e ricerca in ematologia stanno cambiando la storia naturale del mieloma multiplo, un tumore del midollo osseo relativamente diffuso in età avanzata, in crescita negli anni della maturità, che si manifesta nel sangue e rende la vita difficile alle persone che ne soffrono. Ne consegue una condizione altalenante, con periodi di remissione in cui si sta meglio alternati purtroppo a ricadute.

Nel mieloma abbiamo oggi parecchie armi in più, nuovi farmaci e combinazioni di farmaci, che agiscono, con meccanismi diversi da quelli della chemioterapia, come rimandando indietro le lancette dell’orologio della malattia. E in caso di recidiva che fare? Ultima in ordine di tempo la soluzione CAR-T. "Parliamo di immunoterapia con cellule del paziente geneticamente modificate", ha dichiarato Michele Cavo, ordinario di ematologia nell’Alma Mater e direttore, nel Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna, dell’Istituto di Ematologia Seràgnoli. Impiegate per la prima volta con successo in Italia al Seràgnoli nel mieloma multiplo, queste cellule del sistema immunitario vengono prelevate al paziente, e modificate geneticamente in modo che riconoscano una proteina espressa sulle cellule neoplastiche, per poi attivarsi e distruggere selettivamente le cellule tumorali. Questa è la frontiera più avanzata della terapia immunologica cellulare di precisione. La procedura approvata dalla Fda americana e dall’Ema (ente europeo dei medicinali) riguardava inizialmente due indicazioni extra mieloma ovvero la leucemia linfoblastica acuta in eta prevalentemente pediatrica, con un tetto ai 26 anni, malattia refrattaria anche dopo un pregresso trapianto allogenico, e un particolare tipo di linfoma non Hodgkin refrattario ad almeno due linee di terapia convenzionale. Poi sono venute le novità.

L’anno scorso in Italia, sono stati stimati 5.700 nuovi casi di mieloma multiplo. "Nonostante la terapia del mieloma si sia arricchita di nuove classi di farmaci estremamente attivi – spiega il professor Cavo – buona parte dei pazienti così trattati ancora va incontro a progressione di malattia. In questi casi si aprono oggi importanti prospettive grazie alla immunoterapia cellulare adottiva con cellule CAR T. Lo hanno evidenziato i risultati di uno studio di fase 2, che ha coinvolto 128 pazienti trattati con cellule CAR-T e già esposti ad almeno 6 precedenti trattamenti. Si sono avuti risultati da 2 a 5 volte superiori rispetto a quelli attualmente stimati nei soggetti in fase meno avanzata di malattia e che non rispondono più a nessuna terapia disponibile".

La produzione delle CAR-T è un esempio lampante della collaborazione tra industria farmaceutica e accademia, il procedimento che conduce alla produzione di cellule-farmaci personalizzati comprende varie fasi: dalla raccolta dei linfociti T dal sangue del paziente, alla ingegnerizzazione ed espansione in laboratorio, fino alla reinfusione nel soggetto in trattamento. Le CAR-T per il trattamento del mieloma multiplo, non ancora approvate da Fda ed Ema, possono essere ricevute nell’ambito di studi clinici presso il Seràgnoli.

Alessandro Malpelo