Cancro, le strategie: prevenzione, ricerca, reti e territorio

In Italia si registrano meno vittime di tumore: -13% uomini, -10% donne. Ma la pandemia ha determinato un ritardo nelle nuove diagnosi

31/10/2021 - di Alessandro Malpelo

Cancro, un male da affrontare con gli strumenti messi a disposizione dalla medicina moderna. Gli indicatori registrano quest’anno un -13% di vittime negli uomini e -10% nelle donne in confronto con la media europea grazie ai progressi. Pesa tuttavia l’effetto Covid-19, per via del rischio quasi raddoppiato di esiti letali tra i pazienti oncologici infettati dal virus SarsCoV2, le cui conseguenze secondo gli specialisti si avvertiranno in un prossimo futuro. C’è stato un ritardo di mesi nelle diagnosi, con un maggior numero di neoplasie rilevate in stadio avanzato, poiché l’attenzione si era concentrata in maniera preponderante sulla gestione delle malattie infettive. Questo il quadro tracciato dall’indagine intitolata «I numeri del cancro in Italia», presentata all’Istituto Superiore di Sanità. La paura del contagio ha ostacolato lo svolgimento regolare dei programmi di screening.

 

Di cosa abbiamo bisogno oggi per ripartire con il piede giusto? «Serve più impegno per la prevenzione primaria, le Reti oncologiche regionali, fondi per la ricerca, l’assistenza e l’aggiornamento tecnologico, tempi più veloci per la disponibilità delle terapie innovative, una volta approvate in Europa». Queste le priorità indicate al congresso nazionale Aiom (Associazione italiana oncologia medica) da Giordano Beretta, primario oncologo all’Humanitas Gavazzeni: «Si impone un salto di qualità nell’assistenza. Progetti per favorire l’adesione ai trattamenti e un dialogo col territorio – ha chiarito il numero uno dell’oncologia italiana – sono necessità inderogabili. Dobbiamo impegnarci per informare i cittadini della necessità di smettere di fumare, controllare il peso corporeo, combattere la sedentarietà, limitare il consumo eccessivo di alcol. Gli stili di vita sbagliati incidono sul benessere della collettività e sono preoccupanti».

 

Dobbiamo invertire la tendenza e recuperare due milioni e mezzo di screening persi senza trascurare tutti quei pazienti già colpiti dal cancro, favorendo l’aderenza alle terapie e la ripresa degli esami diagnostici e di follow up. «La sopravvivenza da tumori sta aumentando e si aprono nuove esigenze alle quali il sistema sanitario dovrà dare risposte. Bisogna però evitare facili trionfalismi – avverte Saverio Cinieri, presidente Aiom – poiché il cancro rimane un gruppo di malattie molto complesse e difficili da trattare. E ci attende un futuro difficile. Secondo le stime il numero di decessi, provocato dalle neoplasie, in tutta l’Unione Europea è infatti destinato a crescere del 24% entro il 2035».

 

Sono 270 mila le persone colpite dal cancro in Italia ogni anno, di questi, fortunatamente, una metà vince la battaglia, tanti altri riescono a convivere con il tumore, che si cronicizza grazie alle terapie che riescono a fermare l’evoluzione.

 

Per affrontare i problemi attuali occorre attivare reti oncologiche regionali per rendere omogeneo l’accesso alle cure ai pazienti su tutto il territorio nazionale sia accelerare l’uso della tecnologia, realizzando piattaforme digitali utilizzabili in tempo reale dagli specialisti.

 

Per fare il punto su questi temi, Motore Sanità ha promosso con Periplo un ciclo di webinar intitolato ’Onconnection’, realizzati con il contributo incondizionato di Pfizer, Amgen, Boston Scientific, Nestlé Health Science, Takeda, Kite Gilead, Janssen, Kyowa Kirin e altri. «L’oncologia – ha spiegato Gianni Amunni, direttore generale ISPRO Regione Toscana  – deve saper leggere i cambiamenti e le nuove acquisizioni. Le reti oncologiche hanno infatti davanti a sé alcune sfide importanti, con bisogni sanitari che vanno dall’alta intensità assistenziale (Car-T) a problematiche prevalentemente di tipo sociale, non possono fare riferimento alle sole oncologie ospedaliere. Dobbiamo mettere a disposizione del paziente oncologico nuovi setting assistenziali quali: letti di cure intermedie, le Case della salute, il domicilio assistito. Non si tratta solo di spostare nel territorio attività quali riabilitazione, psiconcologia o supporto nutrizionale, ma attrezzarsi per la delocalizzazione».

 

Amunni ha offerto una lettura nuova e consapevole del pianeta tumore nel volume De Cancer (Caissa Italia Editore) scritto con Walter Gatti e uscito in questi giorni. Un testo nel quale gli autori riportano testimonianze di medici, pazienti e opinion leader, che indicano come promuovere la lotta al cancro grazie alle nuove tecnologie, anche alla luce dell’esperienza della pandemia. Tra gli esperti intervistati: Luigi Ripamonti responsabile editoriale Corriere Salute, Rosanna D’Antona presidente Europa Donna, Mauro Boldrini direttore della comunicazione Aiom.