Dall’attualità arriva una bella notizia per contrastare la pandemia: è stato identificato infatti nel sangue un nuovo biomarcatore di Covid-19. "La misurazione dei valori di una specifica molecola coinvolta nell’infiammazione, contribuisce a monitorare la malattia". Sono le conclusioni cui è giunto lo studio di Humanitas e ASST Papa Giovanni XXIII, pubblicato su Nature Immunology. Una scoperta realizzata anche grazie all’intelligenza artificiale. Cosa determina reazioni così diverse di fronte all’attacco del virus SarS-CoV-2? Perché alcune persone si ammalano gravemente e altre meno? Di fronte a quadri clinici complessi e instabili, è possibile prevedere il livello di gravità della malattia? Lo studio si è basato su due casistiche portate avanti dalla task force milanese dell’Humanitas guidata dall’immunologo Alberto Mantovani che comprende ricercatori e medici in prima linea contro Covid 19, e dal gruppo dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, guidato dall’ematologo Alessandro Rambaldi.

"L’analisi ha portato alla luce il ruolo di un gene scoperto dal mio gruppo anni fa, la PTX3: una molecola coinvolta nell’immunità e nell’infiammazione – spiega il professor Mantovani -. Nei Covid-19, questa molecola è presente a livelli alti nel sangue circolante, come pure nei polmoni, nelle cellule della prima linea di difesa (i macrofagi) e nelle cellule che rivestono la superficie interna dei vasi sanguigni (l’endotelio vascolare). Informazioni importanti dal momento che i pazienti malati di Covid-19 presentano una fortissima infiammazione che porta a trombosi del microcircolo polmonare a livello delle cellule endoteliali. A seguire, abbiamo verificato che la PTX3 potesse essere un marcatore di gravità, grazie a reagenti e a un test messo a punto dai ricercatori di Humanitas".

Le due casistiche indipendenti, quella di Milano e quella di Bergamo, confermano che la misura della PTX3 costituisce, al momento il più importante fattore prognostico associato all’aggravamento delle condizioni dei pazienti. "Questi dati – ha scritto il professor Rambaldi, direttore dell’Unità di Ematologia e del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – confermano la centralità del danno endoteliale nella patogenesi delle manifestazioni più gravi osservate nei pazienti Covid. I livelli circolanti di PTX3, misurati nel sangue, serviranno a guidare la valutazione della risposta ai trattamenti di questi pazienti. La validazione dei risultati ottenuta in due coorti indipendenti di pazienti sottolinea la robustezza e la riproducibilità di questa osservazione e l’importanza di poter utilizzare materiale biologico opportunamente conservato al momento del ricovero di questi pazienti".

Prossimo passaggio sarà il trasferimento della scoperta dai laboratori di ricerca al letto del paziente. Lo studio, che necessita di ulteriori verifiche e conferme, potrebbe costituire uno strumento importante per guidare i medici nella definizione delle terapie. Partito da un approccio ad alta tecnologia, lo studio arriva a definire un test semplice – basta infatti un esame del sangue per valutare il livello della PTX3 –, a basso costo e potenzialmente condivisibile con tutti.

Alessandro Malpelo