La pulizia dei denti (igiene dentale o detartrasi) ha un’importanza fondamentale per la salute della nostra bocca: una seduta d’igiene accurata è lo strumento per identificare per tempo problematiche da segnalare al dentista, che valuterà l’opportunità di un eventuale sbiancamento dentale. Esistono situazioni in cui questo trattamento è sconsigliato. Lo sbiancamento si effettua applicando sulla superficie esterna dei nostri denti, direttamente o con l’ausilio di mascherine, una sostanza che rilasciando ossigeno migliora a nostro favore l’aspetto dello smalto per un periodo più o meno lungo. Purtroppo questi prodotti non funzionano sulle otturazioni o sulle capsule che potrebbero diventare più evidenti ottenendo una situazione estetica peggiore di quella iniziale. Questo vale anche in caso di macchie (dovute a fumo, a tè o caffè) che lo sbiancante non è in grado di rimuovere.

Inoltre esistono situazioni nelle quali lo sbiancante entra in contatto con le terminazioni nervose del dente aumentandone la sensibilità e provocando fastidi di vario genere. Ciò accade in presenza di carie nascoste, vecchie otturazioni che col tempo potrebbero aver perso il loro sigillo, abrasioni a livello del colletto o della superficie masticatoria del dente o recessioni della gengiva che scoprono porzioni suscettibili di radice. Nella maggioranza dei casi la sintomatologia rientra sospendendo il trattamento.

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