Foto: Wojciech Kozielczyk / iStock
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Recentemente abbiamo parlato dei rischi dell’inquinamento sulla salute dei più piccoli. A tal proposito, una delle patologie infantili maggiormente attribuibili all’inquinamento è l’asma. Secondo un nuovo studio della George Washington University, infatti, il biossido di azoto (NO2) generato dai veicoli a motore sarebbe il responsabile di 4milioni di casi d’asma tra i bambini.

LO STUDIO
Gli esperti, guidati dal professor Ploy Achakulwisut, hanno analizzato i dati di 194 paesi (e 125 città) sulla concentrazione nell’aria di NO2, gas molto denso e inquinante che fuoriesce dagli scarichi degli autoveicoli. Successivamente, grazie a una collaborazione con l’Health Metrics and Evaluation, hanno avuto accesso a milioni di referti medici appartenenti alle persone affette da asma negli stati presi in considerazione. Una volta raccolte tutte le informazioni, i ricercatori hanno fatto una stima sul numero di casi di asma infantile (da 1 a 18 anni) provocati dal biossido di azoto.

IL RAPPORTO TRA ASMA INFANTILE E INQUINAMENTO
Dalle stime è emerso che, nei 194 paesi considerati, 4milioni di casi di asma infantile all’anno (il 13%) potrebbero essere causati dal biossido di azoto. I risultati peggiori sono stati rivelati in Corea del Sud, dove un terzo delle nuove diagnosi d’asma deriva dall’inquinamento atmosferico. Preoccupano anche la Cina (760mila nuovi casi all’anno per via dello smog), l’India (350mila), gli USA (240mila), l’Indonesia (160mila) e il Brasile (140mila).






Inoltre, il 92% dei bambini asmatici a causa del biossido di azoto vive in aree del mondo in cui i livelli di concentrazione di NO2 non oltrepassano i limiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: ciò significa che c’è bisogno di rivalutare le attuali linee guida.

LA SITUAZIONE ITALIANA
L’Italia, come quasi tutti gli stati dell’Europa occidentale, si trova nella fascia media di rischio. Secondo i risultati dello studio, nel nostro paese l’incidenza dello smog sui nuovi casi di asma infantile si aggira attorno al 13%, mentre le città peggiori sono Milano con il 28% di casi e Napoli (quasi il 20%).