L'artrosi è il nemico numero uno
L'artrosi è il nemico numero uno

IL NEMICO NUMERO uno è l’artrosi. Anca, ginocchio e spalla vengono seriamente danneggiate da peso, usura e avanzare dell’età, con dolore e difficoltà di movimento. Nei casi più gravi, può essere necessaria una protesi articolare: un intervento chirurgico rilevante, ma reso affidabile da anni di esperienza clinica. Secondo dati dell’Istituto superiore di sanità, nel 2017 sono state impiantate ben 102.000 protesi d’anca, 70.000 di ginocchio e 7.200 
di spalla.

«Quando un’articolazione come anca, ginocchio e spalla – afferma Giorgio Massini, direttore Uoc di ortopedia e traumatologia ospedale di Adria - è gravemente danneggiata dall’artrosi i segni sono evidenti: difficoltà crescente a camminare o a salire le scale; dolore continuo anche a riposo, difficilmente trattabile e non risolvibile con terapie conservative (mediche, fisioterapiche, infiltrative). In questi casi, si deve considerare la possibilità dell’intervento chirurgico, sostituendo la parte malata dell’articolazione con una protesi». Spiega ancora Massini: «L’intervento di artroprotesi di anca è quello in cui viene sostituita sia la parte malata del bacino sia la parte del femore (epifisi femorale). Con esso dovrà essere sostituita la parte artrosica, correggere deviazioni meccaniche dell’arto inferiore, ripristinare la normale anatomia dell’articolazione e correggere anche eventuali deformità della gamba. Questo porterà a riprendere una attività fisica buona ed una migliore qualità di vita. Esiste anche un intervento meno aggressivo, usato prevalentemente nei pazienti anziani con frattura del collo del femore, con sostituzione solo della componente articolare del femore, che consente un minore impatto chirurgico ed una ripresa veloce dello schema motorio e della deambulazione».

Miglioramento delle tecniche chirurgiche e di anestesia, evoluzione della diagnostica e migliori materiali protesici hanno contribuito al successo di questo tipo di interventi, limitando le complicanze, che, «purtroppo – spiega Massini - possono essere sempre in agguato, causate ad esempio da trombosi venosa profonda, lussazione e in casi più rari da infezioni di artroprotesi». L’usura delle protesi e la loro longevità sono un problema clinico significativo. I portatori di artroprotesi sono sempre più giovani. Perciò gli impianti e i materiali impiegati dovranno sfruttare componenti di altissima qualità per resistenza all'usura e durata nel tempo. Giorgio Massini ricorda che «gli accoppiamenti che consentono questo sono ad oggi ceramica-ceramica, ceramica-polietilene ad altissima densità e Oxinium-polietilene. Anche per il ginocchio acciaio e polietilene oppure Oxinium-polietilene sono accoppiamenti di ottima qualità. Anche il titanio, metallo dalle caratteristiche estremamente interessanti per la chirurgia ortopedica, ha fatto fare un grande salto di qualità nella sostituzione delle articolazioni».

LA CHIRURGIA: possibili complicanze,
ma in casi limitati
I materiali utilizzati
sono di alta qualità

«La chirugia mini invasiva a risparmio di tessuto- conclude - permette di ridurre gli accessi chirurgici e l'ampiezza delle cicatrici, interessando il meno possibile le strutture periarticolari. Questo ha consentito di diminuire tempi chirurgici, trasfusioni e giorni per il recupero riabilitativo».