Foto: martin-dm / iStock
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La demenza arriva prima nei soggetti apatici. A ipotizzarlo è stato un nuovo studio pubblicato sul Journal of the Alzheimer's Association, secondo cui le debilitanti mancanze di interesse, di emozioni e di motivazioni sono un campanello d’allarme della comparsa di una demenza che viene diagnosticata in età adulta. E la situazione determinata dalla pandemia in corso eleva i rischi di depressione e apatia.

Il legame tra apatia e demenza

Innanzitutto, l’apatia va distinta da quella che è la semplice e comune pigrizia. La prima è una condizione debilitante (anche se il paziente, a differenza della depressione, non prova disagio per la sua condizione) che riduce i cosiddetti comportamenti finalizzati: tutto ciò a causa di problemi di espressione e di una mancanza di motivazione e di interesse verso le relazioni sociali, i propri obiettivi e ciò che accade nel mondo.
La ricerca si è focalizzata su 600 soggetti, alcuni dei quali geneticamente predisposti alla diagnosi di demenza frontotemporale (FTD), che compare solitamente tra i 45 e i 65 anni. I partecipanti sono stati valutati tre volte in due anni attraverso scansioni cerebrali e test psicologici in grado di misurare i livelli di apatia e le funzioni cognitive come la memoria.


Perché l’apatia è un campanello d’allarme

Sul paper della ricerca si legge che “i livelli di apatia predicevano i problemi cognitivi negli anni a venire”. I risultati hanno infatti mostrato che, nel periodo di osservazione, l’apatia è peggiorata negli individui geneticamente predisposti alla demenza frontotemporale, e di conseguenza si è evidenziato un declino cognitivo più evidente: “Questo è collegato a una maggiore atrofia nel cervello”, ha spiegato Rogier Kievit, un neuroscienziato dell'Università di Cambridge coinvolto nello studio. Insomma, le persone a rischio FTD hanno mostrato segnali di apatia anni prima che i medici si aspettassero di vedere altre sintomatologie, considerando la loro età.
L’apatia può essere quindi considerata un potenziale predittore della comparsa di quel tipo di demenza. Gli scienziati, infatti, hanno notato un restringimento cerebrale in alcune aree che supportano i livelli di motivazione e di iniziativa: tutto ciò molti anni prima della comparsa dei primi sintomi di demenza frontotemporale. “All'inizio, anche se i partecipanti con una predisposizione genetica si sentivano bene e non avevano sintomi, mostravano livelli di apatia maggiori rispetto ai soggetti sani”, ha detto Kievit.