Le terapie per contenere l’HIV funzionano e le persone, secondo l’indagine Positive Perspective 2, presentata all’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (ICAR) ne sono generalmente soddisfatte (73%).

Dall’indagine, sostenuta da ViiV Healthcare in 24 Paesi, su oltre duemila persone in terapia antiretrovirale, di cui 120 in Italia, appare comunque chiara la fragilità di questa popolazione che deve spesso assumere 5 o più pillole al giorno. A livello globale, l’indagine aveva già messo in luce come oltre l’80% dei partecipanti allo studio prenda altri farmaci oltre la terapia antiretrovirale contro l’HIV. Di questi, oltre il 40% sono classificati come pazienti che assumono poli-trattamento.

Giulio Maria Corbelli, Presidente dell’associazione Plus Roma e membro del comitato internazionale di Advisory dello Studio, ha presentato i dati italiani al congresso ICAR: "Avere oggi a disposizione dati derivanti direttamente dalla voce delle persone con HIV è importante per monitorare i nuovi bisogni. In particolare, la preoccupazione degli effetti collaterali dei farmaci antiretrovirali rimane alta".

Giovanni Guaraldi, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia, da anni studia l’andamento della terapia in relazione alle esperienze vissute dai pazienti. Questo approccio offre una nuova possibile chiave interpretativa per una semplificazione della terapia antiretrovirale. "I dati emersi dall’indagine Positive Perspective 2 – conferma Guaraldi – mostrano quanto abbiamo tentato di portare all’attenzione della comunità scientifica e sociale. La riduzione del carico farmacologico e del carico di malattia sono temi all’ordine del giorno, da prendere in considerazione per potere incidere sugli esiti di salute e sul miglioramento della qualità della vita delle persone con HIV".

Cristina Mussini, Co-Presidente del Congresso ICAR 2020, docente universitario e direttore delle Malattie infettive nel Policlinico di Modena, azienda ospedaliero-universitaria, da sempre in prima linea nell’assistenza alle persone con HIV, commenta: "Questi dati indicano come ancora oggi ci sia bisogno di ricerca scientifica, di nuove proposte terapeutiche, di nuove soluzioni sempre più orientate ai bisogni dei pazienti. Porre attenzione, poi, alle popolazioni fragili, in questo caso le donne, e capirne i bisogni è la sfida odierna per definire olisticamente un percorso terapeutico personalizzato e di maggior successo possibile. Anche in momenti difficili come quelli in cui viviamo adesso, come comunità siamo orgogliosi di aver proposto un congresso italiano come ICAR, che ha riunito tutte le anime italiane del settore dando voce a tutti gli interlocutori".

Alessandro Malpelo