"Il problema osteoporosi è fortemente sottovalutato – afferma Andrea Giustina, direttore dell’Unità Operativa di Endocrinologia dell’ospedale San Raffaele di Milano –. La ragione? Soprattutto culturale: molti pensano che l’osteoporosi non sia una malattia, ma sia una sorta di evento fisiologico legato al sesso femminile e alla menopausa. Ma sono convinzioni sbagliate. Il problema dell’osteoporosi non è esclusivamente femminile: i maschi vengono colpiti perlomeno in ragione di un malato su quattro. E poi, dobbiamo considerare anche le cause ‘secondarie’, che generano osteoporosi in entrambi i sessi".

Di cosa si tratta?

"Per spiegare semplicemente facciamo l’esempio delle cure con il cortisone, un noto ‘killer’ per ossa e articolazioni. Ebbene chi assume cortisone non dovrebbe solo preoccuparsi delle conseguenze di danno gastrico, ma anche di quelle in termini di osteoporosi. Un fatto spesso sottovalutato, soprattutto per la popolazione maschile".

Inoltre, l’osteoporosi è una malattia che non dà sintomi.

"Esatto. Non dà sintomi e la diagnosi può essere fatta solo sottoponendo il paziente a una Moc, un esame strumentale che non può essere fatto nel corso di una semplice visita. Ecco quindi un problema tecnico che si aggiunge, come ulteriore ostacolo, alla diagnosi precoce della malattia".

Così, spesso, il paziente riporta una frattura ed è solo in quel momento che scatta il campanello d’allarme?

"Certo, la trascuratezza che deriva dall’insieme dei problemi illustrati porta alla mancata prevenzione delle fratture che arrivano quindi all’improvviso. E, se la frattura di un polso può non avere un grande impatto clinico, altra cosa è per la frattura di vertebre o di femore che hanno peso rilevante sulla qualità della vita e, talvolta, sulla sopravvivenza stessa del paziente".

Se diagnosticata precocemente, invece, l’osteoporosi può essere curata?

"Sì. Cure adeguate sono in grado di far regredire l’osteoporosi. E, se la densità ossea non è arrivata a essere particolarmente compromessa, i trattamenti farmacologici sono in grado di fare riguadagnare massa ossea. I farmaci disponibili più comuni appartengono alla categoria dei bisfosfonati. Oggi ci sono anche terapie che impiegano anticorpi monoclonali. Tutti farmaci che oltre ad aumentare la massa ossea, devono garantire anche un effetto anti-frattura".

Assumere vitamina D può essere utile?

"Fissare il calcio nelle ossa è buona norma di prevenzione e ci permette di fare risparmiare anche la Sanità pubblica. A prescindere dai disagi e dalle sofferenze di un malato fratturato, non dobbiamo infatti dimenticare i costi di intervento, ricovero e riabilitazione conseguenti alle fratture".