Il moto va a bassa temperatura
Il moto va a bassa temperatura

NEVE, GELO, TRAMONTANA; viene viene la Befana. Per qualcuno è pretesto per starsene a letto sottocoperta a godersi il calduccio dello scaldasonno, ignaro che si può continuare la nostra attività all’aperto anche col gelo, a meno che non si tratti di freddo da temperature sottozero o di fare pratica in località impervie di alta montagna che dovrebbero indurre a un’attività al chiuso per periodi limitati. Per spiegare l’utilità motoria col freddo anche da un punto di vista ponderale, non importa scomodare i sacri testi della medicina dello sport. C’è un dato illuminante: le popolazioni nordiche sono più snelle e slanciate di quelle del sud per la semplice motivazione che il clima freddo aiuta a bruciare più grassi, trasformando il grasso bianco (di riserva) in grasso bruno (da bruciare): stare all’aperto col freddo induce a consumare più calorie per mantenere una corretta termoregolazione.

Occorre, tuttavia, tenere presenti alcuni fondamenti che preservano dalle insidie della stagione fredda, a cominciare dallo stretching preparatorio, che anche atleti professionisti utilizzano malauguratamente in maniera statica al freddo. Agli allenatori, ai preparatori atletici e agli stessi sportivi è da raccomandare, invece, una breve fase di attivazione con corsa leggera di pochi minuti per poi passare agli esercizi di stretching dinamico.

PRECAUZIONI Una breve corsa leggera prima dello stretching. Sì a cereali e riso, no a salumi e latticini. Abbigliamento a strati ma senza imbottirsi

In ogni periodo di attività sportiva, ma soprattutto in inverno, programmare una tabella di allenamento con carichi di lavoro individualizzati. Col progredire degli anni diminuire l’entità dell’esercizio anaerobico; nella fase iniziale di ripresa dell’attività motoria dopo il periodo di sosta, fare percorsi ridotti a bassa velocità. La distanza potrà aumentare gradualmente, rimanendo costante la velocità. Sospendere gradualmente con stretching finale di 10’. In corso di allenamento misurare la frequenza cardiaca, che non deve superare l’85% della frequenza cardiaca massima, calcolata così: 220-l’età del soggetto.

Fondamentali anche alcune regole alimentari rivolte anzitutto a coprire la quantità di energia indispensabile per assicurare il dispendio energetico: si deve aumentare l’apporto di glucidi (i glucidi complessi o zuccheri lenti: cereali, pasta, riso, leguminose, patate, ecc...), e limitare l’apporto di lipidi grassi. Gli alimenti più appropriati per gli sforzi nel freddo sono dapprima quelli che consentono ai muscoli di lavorare, ossia quelli a base i glucidi. Circa tre ore d’intervallo fra il pasto e l’attività motoria; limitare i cibi di origine animale (wurstel, hot dog, hamburger, carne rossa), e i latticini (burro, panna, formaggi) ricchi di grassi saturi. Bere regolarmente anche se la sensazione di sete in inverno è meno forte, ricordando che si suda anche in questo periodo, poiché l’aria fredda è meno umida dell’aria calda e questo stimola la perdita d’acqua a livello delle vie respiratorie.

Ultima, ma non ultima per importanza, la cura dell’abbigliamento: vestirsi a strati, indossare preferibilmente uno strato sottile come il propilene che non fa sudare, aggiungerne uno di lana o pile per l’isolamento, completare con uno strato esterno impermeabile e trasparente sottile di materiale sintetico. No agli ingolfamenti anche per attività di stop-and-go ovvero camminata e corsa, come molti sportivi usano fare. Proteggere testa, mani, piedi, orecchie, esposte a rischio raffreddamento più della parte centrale del corpo dove il flusso sanguigno è maggiore.