Alimentazione: è un'allergia o un'intolleranza?
Alimentazione: è un'allergia o un'intolleranza?

SOLO APPARENTEMENTE, nella patria della dieta mediterranea, riconosciuta come ‘patrimonio immateriale dell’umanità’ nel 2010 dall’Unesco, l’80% della popolazione sembra conoscere certi criteri di base alimentari. Ancora più ignorata è la cosiddetta piramide alimentare, che dovrebbe guidare le scelte quotidiane dei cibi perché indica quanto si deve introdurre dei diversi nutrienti. Giova ricordare a questo proposito che, secondo un gruppo internazionale di esperti (International Obesity Taskforce), il 61% delle malattie cardiovascolari è legato a un’alimentazione non equilibrata o addirittura fonte di allergie e di intolleranze alimentari, di cui soffrono tre milioni di italiani, una cifra quasi raddoppiata nel giro di un decennio. Gli alimenti che possono provocare reazione allergica sono sia animali che vegetali. La patologia colpisce sia persone in età adulta che bambini, in forme più o meno gravi.

Il primo errore che si fa in questo settore è la confusione fra le due, allergia e intolleranza alimentare, ritenute da molti come forme equivalenti. Sono i sintomi a indicarci le diversità: reazione immunitaria violenta e veloce nell’allergia, che si associa talvolta a componenti cutanee, arrossamento e rigonfiamento della congiuntiva, broncospasmo con eventuale reazione combinata chiamata shock anafilattico e caratterizzata da dose indipendenza; l’intolleranza alimentare, derivante da un rifiuto dell’organismo a metabolizzare determinati alimenti o componenti di alcuni farmaci si caratterizza con nausea, vomito, diarrea, spasmi, gonfiori addominali e mal di testa con reazioni proporzionali alla quantità della sostanza ingerita e con insorgenza tendenzialmente più lenta rispetto all’allergia alimentare.

Gli allergeni più comuni: cereali contenenti glutine (grano, segale, orzo, avena, farro), latte e prodotti a base di latte, uova e prodotti a base di uova, pesce e prodotti a base di pesce, crostacei e prodotti a base di crostacei. I conservanti, i dolcificanti e gli antiossidanti aggiungono probabilità allergiche.

COME COMBATTERLE Diversi tipi di test, più o meno complessi Una volta individuate si eliminano i cibi a cui si è sensibili

Fra le intolleranze la più comune è il lattosio ovvero lo zucchero contenuto nel latte. Altro esempio tipico di intolleranza è il favismo, che riguarda fave, piselli, frutta a guscio, farmaci come sulfamidici, salicilici, chinidina, menadione. Un posto a sé merita la celiachia ovvero l’incapacità di digerire il glutine in soggetti geneticamente predisposti. Tra i sintomi vi sono diarrea cronica, dolore e gonfiore addominale, ritardo della crescita nei bambini e astenia. Al manifestarsi dei sintomi sopra elencati, utili alcuni test cutanei semplici e veloci come lo skin prick, il prick by prick, l’atopy patch test (ATP), da affidare all’immunologo ad evitare reazioni allergiche gravi, ed trial più complessi quali l’IgE, il test di provocazione labiale, il test di provocazione orale (TPO) .

Da ricordare che nei neonati che hanno genitori allergici il rischio di sviluppare una reazione è due-quattro volte superiore. Il rimedio più facile e a tutta prima risolutivo è l’eliminazione delle sostanze rivelatesi allergizzanti o quelle a cui il soggetto si sia dimostrato comunque sensibile. Più facile a dirsi che a farsi soprattutto nel neonato e nel bambino in cui la casistica è maggiore e la prevedibilità minore. Da evitare in ogni caso il “fai da te” nella diagnosi e nella terapia eventuale per il rischio di reazioni aggiuntive. Natura non facit saltus, dicevano i latini a indicare prudenza e gradualità sia nella cura sia nei trattamenti desensibilizzanti.