{{IMG_SX}}ROMA, 8 maggio 2008 - Via libera a tate straniere, asili multilingue e vacanze studio all'estero. Imparare a parlare idiomi diversi da quello del Paese nativo fa bene alla salute, almeno a quella della mente. Conoscere e 'masticarè lingue diverse mantiene giovane il cervello, e tiene lontani gli acciacchi legati all'età. La buona notizia per i poliglotti arriva dai ricercatori della Tel Aviv University (Israele), secondo i quali doversi districare tra diversi idiomi protegge la mente dall'invecchiamento.


Il team di Gitit Kavè, neuropsicologa dell'Herczeg Institute on Aging dell'ateneo israeliano, ha scoperto infatti che gli anziani che parlano più lingue ottengono i risultati migliori ai test sulla funzionalità cognitiva, come si legge su 'Psychology and Aging'.


"Non c'è un elisir miracoloso per tenere a bada gli acciacchi dell'età - ammonisce la studiosa - ma usare una seconda o una terza lingua può aiutare a prolungare gli anni buoni", quelli in cui la mente lavora con prontezza e acutezza. Infatti sembra proprio che un poliglotta, con il passare delle primavere, sia più lucido e pronto rispetto ai coetanei che conoscono una sola lingua.

 

I diversi linguaggi possono creare nuovi legami cerebrali, contribuendo così alla salute della mente. La ricerca è basata sullo studio condotto dal 1989 su un gruppo di persone tra i 75 e i 95 anni. I ricercatori hanno indagato sulla conoscenza e l'abitudine di parlare diverse lingue (da due a tre e oltre), sottoponendo poi gli anziani a una serie di test cognitivi.

 

Ebbene, il risultato non lascia dubbi. Più lingue si conoscono e si parlano, migliore è lo stato di cognitivo di una persona. "A regalare una mente pronta e lucida in tarda età contribuisce anche il grado di istruzione di un individuo", avvertono gli studiosi. Ma sembra che il numero di lingue parlate abbia un effetto benefico a sè. Insomma, avere un cervello giovane è una questione di parole, non solo di diploma o laurea.


"Abbiamo scoperto che il fatto di sapersi esprimere in più lingue è correlato in modo più significativo allo stato cognitivo proprio negli anziani che non hanno studiato affatto", precisa la Kavè.
A questo punto, evidenzia la studiosa, occorre interrogarsi sul legame tra le diverse lingue e la giovinezza prolungata della mente.


Sono le prime a provocare la seconda, o il fatto di aver imparato idiomi diversi non è che il segno di una mente particolarmente acuta, destinata a invecchiare più lentamente del normale? In ogni caso, conclude la Kavè, conoscere una lingua in più oltre a quella nativa non è che una cosa positiva. "Nella mia esperienza professionale le lingue diverse sono benefiche a ogni età: regalano una flessibilità di pensiero - conclude - e un canale in più per comprendere le altre culture al meglio".