{{IMG_SX}}New York, 30 aprile 2008  – La "guerra" delle calorie sui menu è finita e a tirare la cinghia sarà l'associazione dei ristoratori. Grazie a una decisione della corte federale, che ha ribaltato il giudizio della corte di appello, da oggi per i fast food di New York sarà infatti obbligatorio informare i propri clienti sull'apporto nutrizionale di ogni singolo piatto.

La nuova norma riguarda tutte le catene che hanno almeno 15 punti vendita. Entro il 18 luglio, accanto ad hamburger e patatine dovrà così essere indicato il numero di calorie della portata, con la stessa evidenza e gli stessi caratteri utilizzati per il prezzo e per i nomi dei prodotti. Chi non si adeguerà rischierà l'ipertensione, visto che le multe saranno salatissime.

La lotta "senza se e senza ma" ai chili di troppo segna dunque negli Usa un'altra vittoria. L'obesità è una piaga che colpisce oltre il 30 per cento degli americani. Un flagello che sembra inarrestabile: nel 2015, secondo uno studio pubblicato in agosto dalla John Hopkins University, le persone sovrappeso saliranno al 75 per cento, mentre gli obesi rappresenteranno il 41 per cento della popolazione statunitense.

All'ombra dell'Empire State Bulding, nel biennio 2002-2004 secondo uno studio del Dipartimento della sanità, gli obesi sono aumentati del 17%. Secondo l'amministrazione newyorchese, la decisione di informare i propri clienti sul numero di calorie contenute nei piatti che hanno scelto di consumare contribuirà a prevenire nei prossimi cinque anni almeno 150mila casi di obesità e 30mila di diabete.

Alcune catene, come Subway o Starbucks, da tempo scrivono l'apporto nutrizionale accanto a ogni portata inserito nel menu. Più drastica la scelta di alcune aziende private, che per "incentivare" i propri dipendenti a dimagrire hanno deciso di procedere al taglio degli stipendi. In Indiana, la Clarian a partire dal 2009 ridurrà i salari di 30 dollari ogni due settimane agli impiegati che non rientreranno entro certi parametri in termini di peso, livelli di colesterolo e pressione del sangue.

Cibi grassi, stili di vita sedentari e l'ossessivo consumo di bibite gasate sono nel mirino. A spingere l'amministrazione ad un giro di vite non è una mera questione estetica: i costi sanitari per chi soffre di obesità sono infatti molto più elevati rispetto a quelli sostenuti per un individuo normopeso.

E siccome molto spesso a provvedere all'assicurazione medica negli Usa sono le aziende presso le quali si è impiegati, si capisce per quale motivo la pressione per sradicare questi comportamenti antisalutisti si sia fatta negli ultimi tempi sempre più forte.