{{IMG_SX}}Roma, 27 ottobre 2007 - Si nasconde nella tazzina il segreto di una memoria di ferro nonostante gli anni che passano. Anzi, in tre tazze. Il caffè, una delle bevande più amate dagli italiani e per molti appuntamento irrinunciabile di inizio giornata, protegge gli anziani dal declino cognitivo associato all'età, riducendo il rischio di Alzheimer. Lo dimostra fra gli altri uno studio europeo, a cui ha preso parte anche il nostro Istituto superiore di sanità.

 

Tre tazze sono la dose consigliata per una mente più giovane e fresca. Il merito va ascritto alla caffeina, di cui il caffè è una delle maggiori fonti. Questa sostanza, entrando in circolo nel sangue, agisce come antagonista dei recettori dell'adenosina A nel cervello.

La conseguenza di questo processo è che vengono stimolati i neuroni colinergici, 'scudo' contro la neurotossicità indotta dalla proteina beta-amiloide, precursore del declino cognitivo. La ricerca (battezzata Fine8) ha analizzato, nel corso di 10 anni, l'associazione tra consumo di caffè e declino cognitivo in 676 uomini sani, nati fra il 1900 e il 1920, in Finlandia, Italia e Paesi Bassi.

 

Gli esami e la misurazione della funzione cognitiva sono stati eseguiti tra il 1990 e il 2000. I risultati fra gli 'over 65' della Penisola evidenziano, innanzitutto, che gli amanti del caffè tendono a essere fisicamente più attivi rispetto a quelli che non assumono affatto caffeina. Non solo. Nei 10 anni di analisi, i consumatori della nera bevanda presentavano un declino cognitivo inferiore rispetto agli altri.

I ricercatori hanno anche quantificato la 'formula salvamemoria': il minore declino delle funzioni cognitive è associato a tre tazze al giorno. Una contiene circa 85 milligrammi di caffeina, quasi il doppio di una tazza di tè. Non solo. Il caffè è ricco anche di magnesio e acidi fenolici, in particolare acido clorogenico. Queste sostanze rendono la bevanda in grado di aumentare le proprietà antiossidanti nel plasma, con un effetto protettivo contro i radicali liberi, ormai noti responsabili di danni ossidativi ai neuroni.

 

La ricerca viene riportata dall'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) nel bollettino d'informazione sui farmaci di ottobre. "Dato il consumo mondiale di caffè, l'aumento della popolazione anziana e il declino cognitivo a essa associato - è il commento a conclusione dell'articolo - i risultati dello studio potrebbero avere importanti implicazioni di salute pubblica". A patto che, si precisa, vengano "confermati da ulteriori studi prospettici".