{{IMG_SX}}Roma, 5 ottobre 2007 - Gli hospice per i malati terminali dove vengono erogate le cure palliative sono aumentati e presto saranno raddoppiati, ma resteranno insufficienti. La terza giornata mondiale dell'Hospice e delle Cure palliative, che si svolgerà domani, sabato 6 ottobre, rappresenta un'occasione per fare il punto della situazione. Pazienti oncologici, con gravi scompensi cardiaci, insufficienze respiratorie, patologie del sistema nervoso o metaboliche: in Italia sono oltre 250.000 ogni anno i malati terminali che necessitano di un'assistenza personalizzata in grado di garantire un miglioramento della qualità di vita residua.

 

Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, nel nostro Paese sono in programmazione 188 hospice; quelli attualmente attivi sono appena 95, dieci dei quali nel Lazio. Ancora troppi i pazienti costretti a mettersi in coda in estenuanti liste di attesa, che non fanno che aumentare la sofferenza e la solitudine con cui i malati e le loro famiglie fanno spesso i conti per anni.

 

"Si tratta di pazienti inguaribili, ma non incurabili - precisa il professor Vito Ascoli Marchetti, Coordinatore Hospice Tosinvest Sanità - per i quali sarebbero necessarie diverse modalità d'intervento, come l'assistenza domiciliare, che consentirebbe loro di vivere l'ultima fase della vita tra le mura domestiche. Con le cure palliative è possibile migliorare notevolmente la qualità della vita di tutti i pazienti terminali".

 

"Fino a pochi anni fa questa forma di assistenza era indirizzata esclusivamente a malati neoplastici - continua il professore - Oggi le cure palliative possono essere somministrate anche ai pazienti neurologici, cardiopatici e metabolici. L'orientamento tuttavia rimane lo stesso: il rispetto della dignità umana per garantire alla persona presa in carico una qualità di vita in sintonia con la progressione della malattia e per aiutare il paziente e la sua famiglia ad accettare l'arrivo della fine". La fase terminale di un congiunto mette in crisi le relazioni sociali di chi gli sta accanto.

 

Dati recenti mostrano che il 45% dei familiari ha dovuto cambiare radicalmente la sua vita. Nel 75% dei casi, questo ha significato interrompere o modificare in modo sostanziale il proprio lavoro. "Anche per questo motivo - conclude il professor Ascoli Marchetti - le cure palliative sono rivolte non solo al paziente, ma a tutto il nucleo familiare. La caratteristica principale del modus operandi palliativo è un'equipe formata da diverse figure professionali, come medici palliativisti, infermieri, fisioterapisti, assistenti sociali, psicologi e assistenti spirituali. La peculiarità dei vari operatori, oltre alle competenze professionali, sta nella capacità di ascoltare il malato e chi gli sta accanto. Un abbraccio può costituire la medicina più importante".