Squadra mobile, operazione anti usura
Squadra mobile, operazione anti usura

Roma, 14 luglio 2021- É scattata alle prime ore di questa mattina 14 luglio 2021 un'operazione antiusura da parte della Squadra Mobile che, nell'ambito di una complessa attività investigativa coordinata dal Pool antiusura della Procura della Repubblica di Roma, ha eseguito 4 misure cautelari, dopo aver individuato e ricostruito un giro di prestiti, a interessi usurari, a piccoli imprenditori e a persone in difficoltà economiche prevalentemente del quartiere Laurentino. Agli indagati, di età compresa tra i 29 e i 65 anni, sono contestati a vario titolo i delitti di usura ed estorsione aggravate nonché esercizio abusivo di attività finanziaria. Le indagini sono scaturite da alcune denunce fatte dalle vittime nelle zone Eur, Tintoretto e Marconi, Appio e Portuense.

Padre e figlio disoccupato in arte usurai

Figura di spicco un 34enne romano figlio di un altro indagato 65enne che, sebbene incensurato e formalmente disoccupato, era in grado di ricorrere anche a minacce ed estorsioni per rientrare in possesso delle somme di denaro con interessi illegali pattuite con le vittime: con il più marcato temperamento criminale tra gli indagati, è destinatario del provvedimento degli arresti domiciliari in quanto gestore in prima persona dell'attività di abusivismo finanziario in modo ripetuto, attraverso la concessione di svariati prestiti nell'arco di un lungo periodo temporale.

Maggiorazioni ad ogni ritardo nei pagamenti

Tra le persone sottoposte all'obbligo di dimora e divieto di avvicinamento nei confronti di una vittima, figurano invece un 57enne già noto per reati contro il patrimonio, e braccio destro del 34enne con cui deve rispondere anche di estorsione aggravata in concorso, e un 29enne romano. All'esito delle indagini, condotte anche grazie alle intercettazioni effettuate nel periodo tra marzo 2018 e giugno 2020, è stato possibile ricostruire le mansioni svolte da ciascun indagato, delineando la pratica costante di abusivismo finanziario attraverso la sistematica concessione di prestiti di denaro a interessi usurari a soggetti in difficoltà economiche, con l'aggiunta di eventuali maggiorazioni che venivano comminate in caso di ritardo nei pagamenti.

Il modello “a fermo” per l'estinzione del debito

Gli interessi praticati, da corrispondere a cadenza mensile, oscillavano tra il 130 e il 480% circa, su base annua. La modalità di estinzione invece si basava sul modello 'a fermo': infatti il debito generato dalla concessione iniziale di una somma di denaro, sebbene utilizzato come parametro per calcolare ciascuna rata, sarebbe stato considerato estinto solo con il pagamento per intero della quota capitale. Con questo sistema, in pratica, la vittima si trovava a restituire, nel giro di pochi mesi, somme complessive pari quantomeno al doppio, al triplo se non addirittura a cinque volte l'ammontare ottenuto in prestito, sempre al netto delle ristrutturazioni del debito effettuate arbitrariamente dagli indagati, man mano che non rientravano del denaro prestato nei tempi concordati.