20 mar 2022

Ucraina-Russia, minacce e insulti a titolare di locale russo a Roma: "Ho cambiato insegna"

Clima insostenibile. Il gestore del ristorante: "I clienti hanno iniziato a boiccottare l'attività, ho dovuto togliere anche le bandiere all’entrata"  

Roma (immagini di repertorio)
Roma (immagini di repertorio)

Roma, 20 marzo 2022 - "Ho iniziato a ricevere telefonate di minaccia e molti clienti italiani hanno cominciato a boicottare il ristorante", racconta il gestore di un locale russo nella capitale che chiede di restare anonimo. Con lo scoppio del conflitto Russia Ucraina è diventato difficile per lui portare avanti l'attività. "Mi sono reso conto che il clima stava diventando insostenibile. Gestisco questo ristorante con mia moglie da 13 anni, e ho visto il mio lavoro e la mia fatica vanificarsi in un attimo''. Un grande lavoro che traspare anche attraverso gli arredi e il menù del posto, dove tutto parla di integrazione, ma quel nome troppo russo posto sull'insegna ha finito per pesare.

Georgia, Armenia, Azerbaigian, Ucraina, Russia. Per oltre un decennio nel locale queste culture si sono incontrate e mescolate in maniera armoniosa, come i piatti che compongono un menù multietnico come lo staff che ci lavora. Però, sotto il cappello di un nome dato alla trattoria che l'attuale conflitto ha reso un po' troppo "russofono", la situazione è repentinamente cambiata in poche settimane, dal 24 febbraio giorno dell'inizio della guerra in Ucraina, tanto da costringere la gestione a cambiare nome al suo locale e a togliere le bandiere dei diversi Paesi che ne rendevano caratteristica l'entrara. 

La crisi post Covid, la guerra nel Donbass

"Una prima volta, nel 2014, con la guerra nel Donbass, dove già avevo ricevuto minacce e insulti, e ora ancora di più con quella in Ucraina". A questo si aggiunge, ricorda il titolare, "che usciamo con le ossa a pezzi dal periodo del Covid", ed è così che spiega perché, alla fine, ha scelto di rinunciare a un pezzo della propria identità pur di tutelare l'attività, le persone che ci lavorano e i clienti (ora per lo più di lingua russa e qualche italiano).  Niente più musica. "Prima organizzavamo serate con musica dal vivo, ora non possiamo più", ammette.

Mancano i clienti di prima che affollavano le sale del locale - un'associazione che ha oltre 35mila iscritti di cui ben 18mila italiani - e manca anche la gioia che accompagnava le serate. Di ucraini, ad eccezione di qualche membro dello staff, neanche l'ombra. Ma il titolare getta acqua sul fuoco: "Stiamo vivendo una situazione drammatica, molti di loro hanno le famiglie ancora in Ucraina, ora non spendono i soldi per andare a cena fuori".  Il timore di qualche ritorsione, per il ristoratore, si è acuito negli ultimi giorni: "Meglio far sparire nome e bandiere e diventare anonimi".
 

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