La sentenza del Tribunale di Roma
La sentenza del Tribunale di Roma

Roma, 7 maggio 2021 – Termina con condanne fino a un anno e mezzo di reclusione il processo di primo grado celebrato davanti alla settima sezione penale del Tribunale di Roma a carico degli esponenti del Movimento romano di lotta per la casa accusati delle occupazioni abusive di due stabili di via delle Acacie e nei pressi della metro Anagnina nella Capitale.

Non regge l’impianto accusatorio

L’accusa, rappresentata in aula dal pm Luca Testaroli, aveva chiesto pene fino a 8 anni, contestando agli imputati una serie di reati aggravati da “comportamenti mafiosi”. Tesi però respinta dal collegio giudicante, presieduto dal Gabriele Tomei, che ha condannato gli imputati per l’occupazione abusiva e il furto di energia elettrica, assolvendoli dalle accuse di violenza ed estorsione con la formula “perché il fatto non sussiste”.

I fatti risalgono al 2014, quando circa venti persone, tra cui la 62enne Maria Giuseppa Vitale, detta Pina, storica leader del Comitato popolare di lotta per la casa di Roma, vengono indagate dalla Procura di Roma con accuse pesanti, che vanno dall’occupazione abusiva di immobili vuoti fino alla violenza e all’estorsione, aggravati da “comportamenti mafiosi” nei confronti degli occupanti stessi.

La difesa: “Imputati estranei a violenze ed estorsioni”

Accuse sempre respinte dagli imputati, ora assolti dal Tribunale per i reati più gravi. Alla lettura del dispositivo, gli avvocati difensori hanno espresso “soddisfazione, perché è stata riconosciuta la dignità degli imputati, da sempre estranei a qualsiasi pratica estorsiva e di violenza”.