Alessandra Laterza nella sua libreria accanto all'ex segretario Pd Maurizio Martina
Alessandra Laterza nella sua libreria accanto all'ex segretario Pd Maurizio Martina

Roma, 15 giugno 2021 - È finita sotto scorta la libraia indipendente di Tor Bella Monaca, Alessandra Laterza, nota non solo per aver aperto una libreria in uno dei quartieri di Roma con il più alto tasso di criminalità e di dispersione scolastica della Capitale, ma anche perché a maggio aveva annunciato che non avrebbe esposto e venduto l’autobiografia di Giorgia Meloni.

Si tratta di una scorta preventiva dopo che la libraia è stata vittima per settimane consecutive dell’odio sui social network, ricevendo offese ma anche minacce di violenza proprio per questa sua decisione. Laterza l’aveva rivendicata come una scelta commerciale e di libertà da parte di una libraia indipendente, mentre altri avevano fatto notare come potesse invece rappresentare un limite al pluralismo e una sorta di censura.

La solidarietà di Fratoianni

La discussione sulla libertà di espressione, non può in ogni caso sfociare in insulti e minacce, che sono reati. A farlo notare è stato il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che ha manifestato su Facebook la sua solidarietà alla libraia di Tor Bella Monaca.

“Si è rifiutata di vendere nella propria libreria l’autobiografia di Giorgia Meloni. E questo è bastato per scatenare l'odio del branco. Un odio cieco e assurdo, una violenza verbale che può diventare in ogni momento fisica, materiale. Un clima e un atteggiamento di intolleranza e prevaricazione che ricordano i periodi più bui della nostra storia”, è stato il commento del politico.

Pochi giorni fa aggredita un’attivista

Una settimana fa, a essere aggredita a Tor Bella Monaca, era stata un’attivista molto nota, Tiziana Ronzio, che da anni lotta con la sua associazione per combattere lo spaccio e il degrado nel quartiere della periferia Est di Roma al di là del Raccordo anulare. In quel caso non si era trattato però di minacce legate alla politica, ma per un litigio avuto dalla donna con alcuni esponenti del clan malavitoso Moccia.