18 gen 2022

Rinviato a giudizio il comico Gabriele Pellegrini, in arte Dado. "Ho detto la verità"

Dopo la denuncia dell'ex fidanzato della figlia, il Gup di Roma ha fatto decadere le accuse di stalking e calunnia, rinviando a processo il comico romano per diffamazione. I fatti contestati risalvono al 2019

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Gabriele Pellegrini, in arte Dado

Roma, 18 gennaio 2022 - Rinviato a giudizio il comico romano Gabriele Pellegrini, noto al pubblico di Zelig col nome d’arte Dado, accusato di diffamazione nei confronti dell'ex fidanzato della figlia. A deciderlo è stato il giudice per le udienze preliminari di Roma, che ha fissato il processo all'aprile del 2023. Sono decadute le accuse più gravi di stalking e calunnia, il cabarettista 48enne dovrà comparire alla sbarra per rispondere solo del reato di diffamazione.

"È una cosa molto grottesca: la loro tesi è che io mi sia rotto il naso da solo. Si tratta di una brutta situazione che per me è davvero molto fastidiosa, e se qualcuno avesse fatto delle indagini vere, le cose sarebbero andate diversamente". A dirlo è il comico Dado, raggiunto telefonicamente subito dopo la notizia del rinvio a giudizio per diffamazione nei confronti dell'ex fidanzato della figlia, Daniele Molteni. "Mi accusano - si sfoga il comico romano - perché ho raccontato quello che è successo. In udienza, non potrò fare altro che ri-raccontare quello che ho già raccontato. In sostanza, dovrò andare in tribunale a dire che non mi sono rotto il naso da solo. Questo mi fa molto ridere".

La vicenda è legata a quanto raccontato dal comico nell'aprile del 2019 nel corso di una trasmissione tv. L'artista denunciò di essere stato aggredito dal giovane, all'epoca dei fatti legato sentimentalmente con la figlia. I genitori del ragazzo hanno proceduto a querelare Pellegrini.

Dado: “Sono una brava persona”

"Al processo chiamerò come testimoni tutti i giornalisti che hanno preso le mie testimonianze", spiega il comico romano, che aggiunge: "Ho tutti i file che descrivono la situazione, e se il processo non renderà giustizia alla brava persona che sono, renderò tutto pubblico". È amareggiato il cabarettista, diventato famoso con le apparizioni a Zelig al fianco di Claudio Bisio e Vanessa Incontrada.

“Una cosa che non conoscevo della legge italiana – incalza, argomentando sul concetto di diffamazione - è che tu non devi dire le cose anche se sono la verità, puoi dirle solo dopo che l'ha detto il giudice. Non puoi parlare, devi stare in censura, e siccome io non credo che la censura sia una delle strade migliori, altrimenti non avrei scelto questo lavoro, ho raccontato come sono andate".

Il comico conclude dando la sua versione dei fatti: "Bisognava prendere questo ragazzo e tirargli le orecchie. Lui ha altre due cause per lo stesso reato, e gli avvocati lo fanno passare per vittima invece che come aggressore. Chiedesse scusa per le cose che ha fatto e finisce lì. A me, però, è servito per fargli capire che se rompe il naso a qualcuno non può passarla liscia".

 

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